San Benedetto del Tronto, opportunità da non mancare

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Contrada San Giovanni, collocata tra lo svincolo autostradale e Porto Grande, caratterizzato dalla presenza dei megastore, è la risorsa territoriale per eccellenza per la rinascita economica e sociale di San Benedetto. C’è lo spazio, c’è il collegamento, c’è la teorica convergenza degli interessi locali, regionali, e pluriregionali, manca l’iniziativa degli imprenditori.

Sante Calvaresi, cittadino appassionato e meritevole, provenendo da una nota famiglia di agricoltori e di commercianti (Calvaresi e Formentini), ha sollecitato la costituzione di un consorzio tra le varie proprietà dei terreni, una delle quali fa capo all’impresa Santarelli e, pur non essendo personalmente impegnato in attività di impresa, si è proposto di interloquire personalmente con le aziende che in passato hanno assicurato il benessere locale, in primis del settore agroalimentare e ittico, formulando proposte operative, grazie al panel di professionisti amici che sono stati stimolati dalla sfida e dal coraggio della persona.

San Benedetto, infatti, non si dimentichi, è un caso emblematico. Se si dimostra un laboratorio, il metodo può essere esteso a molti altri distretti italiani. La sfida non è soltanto locale, è nazionale. Bisogna competere con l’estero, essere più bravi e più assidui della concorrenza estera e riguadagnare il terreno perduto.

L’Italia è importatrice netta di derrate alimentari per decine di miliardi, a causa di politiche dissennate e di disattenzione a vergogne nazionali, come è, ad esempio, il settore dell’olio extravergine (trattato più volte dal Nuovo Mille). La bilancia commerciale può migliorare molto e presto, gli imprenditori devono fare la loro parte e pretendere che le istituzioni locali e nazionali non si sottraggano ai loro doveri.

Per rimanere nel tema dell’olio, le etichette sono spesso bugiarde e ingannevoli. L’autorità antitrust può essere investita della questione che, per le dimensioni del fenomeno e per la portata europea, assume rilievo politico-economico. Il ministero dovrà ascoltare gli imprenditori e questi ultimi potranno smascherare i “produttori” di olio rettificato (che, in quanto tale, non è extravergine, come la corte di cassazione ha più volte stabilito) e di olio mischiato chissà come.

Contiguo a contrada San Giovanni si trova il Centro Agroalimentare, guidato da pochissimo tempo dall’avvocato Valeria Senesi, brillante e motivata. Il territorio in questione si presta come incubatore di imprese e laboratorio di sviluppo per start up, come spazio espositivo e come risorsa logistica, supplendo al deficit infrastrutturale che impedisce la crescita.

Il settore ittico è enormemente cambiato dal dopoguerra e, a scopo sinergico, può essere attratto nella sfera di influenza del settore agroalimentare. La società in cui i costruttori locali si sono consorziati non dovrebbe rimanere indifferente e Santarelli non dovrebbe esitare a firmare un progetto di sviluppo per la cittadina che è stata la culla della sua fortunata attività di impresa, potendo fare molto di più del professore di matematica che si è messo in gioco per passione e responsabilità di cittadino.

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