Salini Impregilo diventa WeBuild


Salini Impregilo è diventata in pochi anni, sotto la guida di Pietro Salini, il colosso italiano delle costruzioni, molto impegnato all’estero, perché il mercato domestico è avaro di occasioni. Anche se il ponte di Genova, brillantemente realizzato in pochi mesi, è ora il fiore all’occhiello della società, in Italia e nel mondo.

Il bilancio e il portafoglio ordini parlano di un’impresa globale, in grado di competere con le grandi imprese di settore europee, americane e orientali. L’integrazione con Astaldi in corso d’opera arricchisce il KnowHow e le commesse. Non sono mancate difficoltà di esecuzione delle opere più complesse, dovute a imprevisti occorsi alla committenza, che Salini ha superato con abilità, senza conseguenze.

Ora la nuova denominazione, WeBuild, che dichiara il core business, l’addio – così sembra – all’impresa familiare e la vocazione internazionale.

E’ probabilmente un passaggio obbligato per accreditare l’esperienza estera e l’anima globale. Ma non nascondiamo una punta di amarezza. Con l’archiviazione dei due nomi, Salini e Impregilo, l’Italia delle dinastie di settore (Impregilo è la fusione di Girola e Lodigiani) svanisce anche nei ricordi di chi le ha conosciute e apprezzate.

L’impresa Salini ha avuto impulso nel dopoguerra, grazie alla tenacia del fondatore e dei figli, coesi tra loro e graditi negli ambienti romani che contavano. Impregilo, dopo la fusione, ha subìto qualche angheria dalla politica, che l’hanno indebolita ed esposta fino al nuovo corso. Auguriamo a Pietro Salini e a WeBuild il successo che meritano, coltivando la speranza che il legame con l’Italia non venga mai reciso.       

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*