Russia: con il nuovo gasdotto l’Europa ottiene rischi ed opportunità


Pochi giorni fa Cingolani (Ministro per la Transizione Ecologica), aveva annunciato il rischio di un rincaro nella bolletta elettrica per gli italiani del 40%, che gradualmente potrebbe palesarsi già nei prossimi mesi.

Ma, con l’annuncio di oggi del Cremlino, forse la situazione potrebbe migliorare e – sicuramente – cambiare sotto molti aspetti (geo-economicamente parlando).

La Russia ha annunciato il completamento del gasdotto che dalle coste baltiche russe arriva fino in Germania (Greifswald). Nord Stream 2 (questo il nome dell’infrastruttura), ha oggi installato il tubo n.200.858. A dirigere le operazioni il colosso russo e mondiale Gazprom, già artefice di grandi opere in giro nel mondo per conto della Russia.

Il portavoce di Putin, Dimitry Peskov, ha dichiarato in conferenza stampa che “La messa in servizio tempestiva del Nord Stream 2 potrà mitigare i prezzi del gas naturale in Europa anche sul mercato spot” e che i rincari del prezzi del gas europeo “non influenzano quello proveniente dai gasdotti russi”.

Questa notizia fa ben sperare i consumatori e si attende la completa operatività del gasdotto al fine di monitorare come l’immissione del gas russo possa calmierare il rincaro dei prezzi nelle bollette degli italiani e dei paesi europei.

Il North Stream 2 ha una storia travagliata, caratterizzata da attriti tra Germania, Stati Uniti e Russia (culminata con le famose sanzioni economiche a carico dei russi). Finalmente, però, è stato raggiunto un “lascia passare” da parte degli USA, che tecnicamente era inevitabile, dal momento che il gasdotto era completo quasi nella totalità delle sue parti già da diverso tempo.

L’infrastruttura è destinata a diventare il primo impianto offshore d’Europa in termini di dimensioni (1.230 km di condotte poggiate sul fondo del Mar Baltico, con un valore pari a 11 miliardi di dollari), moltiplicando la portata di gas dalla Russia in Europa (anche grazie al già esistente Nord Stream 1), con una capacità totale pari a 110 miliardi di metri cubi l’anno, un quarto del fabbisogno europeo.

L’impianto è ubicato a Vyborg, a nord di San Pietroburgo e passa nei mari della Finlandia, Svezia, Danimarca e Germania, raggiungono Greifswald, a poca distanza dal Nord Stream 1.

Le polemiche non si stanno facendo da parte, soprattutto tra gli europeisti più incalliti. Al fianco delle polemiche, subentrano anche rischi economici e di sicurezza per due Paesi: Polonia ed Ucraina.

«Questa decisione ha creato una minaccia politica, militare ed energetica per l’Ucraina e l’Europa centrale, aumentando al contempo il potenziale della Russia di destabilizzare la situazione della sicurezza in Europa, perpetuando le divisioni tra gli Stati membri della Nato e dell’Unione europea», questa la dichiarazione a doppia firma dei ministri degli esteri polacco e ucraino.

Infatti, il nuovo gasdotto rischia fortemente di far svanire i 3 miliardi di dollari di “tasse di transito” che ogni anno l’Ucraina riceve da Mosca.

Ma, oltre ai numeri economici, ci sono rischi anche di sicurezza pan-europea. E proprio gli ucraini (ed in parte i polacchi) ritengono che l’infrastruttura possa tramutarsi in un’arma contro tutto l’occidente europeo, grazie alla possibilità russa di interrompere il flusso nella pipeline (un flusso che copre un quarto del fabbisogno UE), così da lasciare l’Europa senza una risorsa energetica primaria.

Al momento non è chiara la situazione geopolitca e le parole della Merkel rivolte al presidente ucraino nell’intento di tranquillizzarlo “abbiamo parlato anche con gli Stati Uniti del fatto che il Nord Stream 2 non debba essere un’arma”, chiariscono poco le dinamiche future.

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