Problema aste immobiliari


Il Sole 24 Ore avverte preoccupato che Il lockdown blocca aste immobiliari per 3,7 miliardi”, avendo provocato il rinvio di oltre 30 aste immobiliari e il rischio “di cancellare i passi avanti registrati negli ultimi anni”. 

Non vengono, però, fornite nell’articolo informazioni essenziali per capire le caratteristiche e le conseguenze del fenomeno espropriativo. In primo luogo, la tipologia dei soggetti espropriati e, in secondo luogo, il risultato dell’attività espropriativa.

In effetti, tutto il settore dei crediti in sofferenza o unlikely to pay non performing loans(secondo le esotiche distinzioni fatte con notevole arbitrio dai titolari dei crediti) è caratterizzato da un’estrema opacità.

Si ignora, ad esempio, quale sia il grado di soddisfazione dei creditori rispetto al valore del bene immobile espropriato, quale sia l’incidenza di costo della procedura esecutiva (che si riflette sul debitore, non esdebitato), quali e quanti soggetti abbiano tratto vantaggio dalla procedura (in danno sostanzialmente del debitore) e quale sia l’effetto economico a carico del debitore, che ha perso il bene immobile, ma rimane debitore.

A noi risultano casi di beni immobili stimati 100 che hanno reso 10, scontando oneri di 10 o 20 lungo la strada in favore dei professionisti dell’espropriazione, presenti in ogni tribunale italiano.

La presenza del giudice dell’esecuzione dovrebbe tranquillizzare che le attività siano svolte secondo le regole, mentre – purtroppo – le condizioni avverse producono risultati sconfortanti. Ma le statistiche non assistono.

Il caso dei soci di cooperative edilizie mortificati dalla legge e dalla prassi è eloquente. Le banche concedono credito in esuberanza del valore di realizzazione e, grazie al privilegio legale, riscuotono quel poco che viene realizzato, mentre i soci, che hanno pagato la quota in vista dell’assegnazione, magari dando fondo a tutti i loro risparmi, rimangono con le pive nel sacco.

Non risulta che molte banche siano chiamate a rispondere del credito malriposto. Né entrano nel novero della materia le numerose – e, quelle sì, ben più onerose per la collettività – concessioni di credito a imprese fasulle, i cui debiti sono ormai riscossi con un certo sconto dalle imprese estere specializzate.

Come se un’impresa svedese o americana o giapponese, cessionaria di crediti miliardari a prezzo di saldo, abbia particolari capacità rispetto alle banche cedenti e agli avvocati italiani, che comunque devono essere impiegati. A noi sembra tutto un “magna magna” (citazione dal film “Come un gatto in tangenziale”).   

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