Chi è pro e contro la finanza globale

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Ha cominciato Norberto Bobbio a ragionare sul superamento dello schema classico Destra – Sinistra e poi hanno proseguito in tanti. In Italia e altrove. Ancora adesso. Rimaniamo in Italia. Fino alla caduta del Muro (anno 1989) e alla disgregazione dell’Unione Sovietica, non è stato difficile scegliere. O da una parte, o dall’altra. O si era di Sinistra, con qualche sfaccettatura, o si era contro la Sinistra e, quindi, di Destra, con numerose sfaccettature.

La Sinistra ha alimentato nel suo grembo pulsioni di ogni tipo, anche violente, come tutti sanno. I “compagni che sbagliano” (Brigate Rosse e affini) sono stati alimentati dalla tradizione della violenza post-bellica, quando non c’era più motivo che gli italiani si uccidessero tra loro, se non per vendetta o per altri motivi ancora più spregevoli. La Destra nel dopoguerra non è sostanzialmente esistita. Non c’era più la cosiddetta Destra storica, liberale e monarchica. Il fascismo, rappresentato da pochi epigoni, non è mai stato Destra, se non nella e per l’opposizione al comunismo. Non si è mai formata la Destra repubblicana, moderna, liberale, affezionata alle tradizioni e al lavoro, in tutte le sue forme, lasciato al dominio esclusivo della Sinistra, nell’accezione, molto parziale, del lavoro dipendente.

La Democrazia Cristiana, sostanzialmente un non-partito, alimentata dagli Stati Uniti, dalla presenza del Vaticano e dall’esigenza del confronto con le aspirazioni totalitariste del Pci (addomesticate dalla lottizzazione del potere centrale e territoriale), l’ha fatta da padrona, senza avere una vera e propria visione politica. Le alleanze tattiche, soprattutto con la Sinistra, dopo la sventurata esperienza del Governo Tambroni (anno 1960), sono state il pane della Dc, divisa in correnti, amiche e nemiche tra loro, che si sono avvicendate al potere.

Il primo tentativo “moderno” di affermazione politica di un soggetto terzo (il Psi di Craxi) è naufragato nella tempesta di Tangentopoli, consegnando il Paese alla nebulosa che si è sostanziata nei governi ponte Dini e Amato e nell’alternanza tra i due fronti, in effetti privi di visione e di offerta politica (come si è verificato), di Berlusconi e Prodi. La mancanza di offerta politica ha provocato il vuoto che è stato riempito dal M5S.

La Lega si è affermata, per la prima volta come partito egemone del Centro – Destra (in disfacimento per la mancanza di offerta politica, per il soffocamento dell’oligarchia dominante e per l’assenza di un processo interno di avanzamento curriculare), con l’offerta e, ora, con la pratica della politica sulla migrazione. I fronti interni della politica, malgrado le apparenze, continuano a essere due, pro e contro il mondialismo, che domina la finanza e progetta l’impoverimento e la scomparsa del ceto sociale intermedio, quello che una volta si chiamava borghese.

Il popolo della Sinistra è contrario alla immigrazione disordinata, soffre la contrazione della domanda interna (fortemente incentivata dal Governo Monti), non si è lasciato ingannare dalle sirene del rinnovato confronto con il fascismo (inesistente) e dalla proposta sullo jus soli, che, insieme alla indifferenza degli oligarchi ulivisti ed ex comunisti per le disuguaglianze sociali, hanno contribuito al fallimento del Pd. Che, a quanto sembra, non sta tentando di rimediare. Ne abbiamo scritto non poco.

La politica di Berlusconi e di qualche altro suo seguace, propiziata dall’inversione di rotta del Giornale e dalla linea mondialista del Corriere della Sera, è ingannevole, si propone di frammentare il risultato della Lega per consegnare il Paese alla nebulosa della finanza di potere, pur confliggendo con l’anima dell’elettorato che fu suo. Mentre Salvini resiste e Giorgetti annuncia una imminente aggressione della finanza. La storia tende a ripetersi.

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