Privatizzazioni, Commissione di Inchiesta parlamentare

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Cominciano ad emergere le condizioni della privatizzazione di Autostrade, finora una nebulosa segretata in un contratto a formazione progressiva, della cui validità in tutte le sue fasi di progettazione, conclusione ed esecuzione è lecito dubitare, in base ai numeri e alle attività, compiute o mancate.

I dati utili alla comprensione della vicenda riguardano la rispettiva “utilità” economica e gestionale per le parti, il soggetto concedente (lo Stato, ora nella veste del Ministero competente) e il soggetto concessionario (il Gruppo Benetton, ora nella veste di Atlantia, società quotata), e, quindi, esattamente il prezzo della concessione (il contratto a formazione progressiva), incassato dallo Stato, a fronte del risultato economico “concesso” in favore del Gruppo Benetton e degli obblighi connessi. Il risultato economico si è dimostrato una rendita (acquistata con poco e risibilmente onerosa rispetto agli utili di esercizio).

Gli obblighi connessi, concernenti la sicurezza e la qualità del servizio offerto all’utenza, hanno rivelato la drammatica inadeguatezza delle prestazioni rese dal soggetto concessionario con il crollo del ponte Morandi, in cui hanno trovato la morte 43 persone e l’Italia ha offerto il fianco alla vergognosa satira di Charlie Hebdo. Il Gruppo Benetton ha immediatamente schierato le sue truppe sul fronte della comunicazione (con una strategia, secondo noi sbagliata) e il Governo, con qualche variazione di toni al suo interno, ha assunto una posizione ferma rispetto alla violazione degli obblighi da parte della società Atlantia e del Gruppo Benetton, destinatario dei consistenti dividendi.

La vicenda avrà la sua evoluzione necessaria, in base alle circostanze emerse e a quelle che emergeranno, ma fin d’ora si può dichiarare, senza tema di smentite, che la privatizzazione ha favorito il soggetto concessionario, svantaggiando severamente lo Stato e, quindi, i cittadini italiani.

Il ministro Toninelli non ha usato mezzi termini nel corso dell’audizione in Parlamento, con riferimento esplicito al primo ministro responsabile di questa e di altre privatizzazioni, Massimo D’Alema, che, infatti, non ha mancato di protestare, sostanzialmente per spalmare le responsabilità anche su altri soggetti pubblici. Tra questi c’è l’IRI, in precedenza presieduto da Romano Prodi e nel momento della privatizzazione da Gian Maria Gros Pietro, che, in seguito, è stato presidente proprio di Autostrade e membro del Consiglio di Amministrazione di grandi società, tra cui Seat Pagine Gialle.

Un intreccio di favori e di conseguenze a carico della collettività, la privatizzazione di Autostrade, che merita di essere dipanato in tutte le sedi competenti e in una Commissione d’Inchiesta parlamentare, trasparente, aperta alle audizioni, che svolga, una volta per tutte, il compito della informazione e del rammendo del rapporto tra la rappresentanza politica e il ceto dirigente, da una parte, e i cittadini, dall’altra, perché sappiano e ricordino al momento del voto.

Finora hanno parlato di Commissione d’Inchiesta il ministro Toninelli e la senatrice Anna Maria Bernini. Ad entrambi ci rivolgiamo perché si assicurino che la Commissione venga costituita con il compito di rispondere alle domande di informazione e di giustizia, che i cittadini pongono e che non vengono mai soddisfatte, per le complicità di sistema. Il Governo D’Alema è responsabile della privatizzazione di Autostrade, ma non solo, perché nel pacchetto di cui si è occupato (male) il suo Gabinetto ci sono state, con i risultati che ancora inquinano l’economia e la finanza nazionale, anche la Telecom e la Seat Pagine Gialle, a cui il successivo Governo Berlusconi non ha offerto, negli anni 2001/2006, alcuna correzione di rotta.

Per questo gli elettori, disamorati della Destra e della Sinistra, complici, ai loro occhi, dei soprusi e dei danni provocati alla collettività, come abbiamo scritto più volte, hanno scelto la terza via del M5S (e della nuova Lega). Le risposte che i cittadini si aspettano dal Governo e dal ceto dirigente del Paese, che comprende le rappresentanze politiche, le Istituzioni di settore e la Magistratura, riguardano la sussistenza dello Stato di diritto e la soluzione dell’abbraccio che avvolge i potentati in danno della collettività. Auguriamo al Paese che la Commissione d’Inchiesta venga costituita quanto prima e offra risposte immediate e credibili ai cittadini disillusi o disperati.

 

 

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