Per l’economia nemmeno i prodromi della ripresa


L’emergenza sanitaria sarà risolta a breve dal vaccino, dai comportamenti individuali e dalla progressiva perdita di contagiosità della carica virale, che si comincia a registrare.

 L’emergenza economica, invece, è destinata a durare a lungo. Per le disfunzioni che affliggono il sistema economico, che non sono di pronto rimedio, e per l’inefficienza con cui è stata affrontata la calamità.

L’Italia è in attesa dell’afflusso di risorse negoziate con la Commissione europea, ma ancora non si ha notizia della destinazione di tali risorse. Anche se tutti parlano di investimenti. Quali?

Nel frattempo, Conte prefigura una task force di 300 persone guidata da 6 top manager. Vista l’esperienza devastante del gruppo di lavoro diretto da Colao, non si nutrono grandi speranze.

Non viene messa mano alla spesa pubblica, che 10 anni fa avrebbe dovuto subire il taglio annuo degli sprechi di 100 miliardi (100 x 10 = 1.000 miliardi sottratti agli sprechi e destinati ad investimenti), “suggerito” da tutti gli esperti di spesa che si sono avvicendati al capezzale dell’illustre malata: l’Italia.

Non vengono temporaneamente ridotti gli stipendi pubblici, nel rispetto del principio di equa distribuzione del reddito conseguente all’imposizione fiscale progressiva. Milioni di professionisti e imprenditori quest’anno non hanno prodotto reddito e non possono contribuire con le tasse al pagamento di stipendi che continuano a essere corrisposti malgrado le prestazioni di lavoro non siano state rese. Lo ha notato perfino il mite ed equilibrato professor Pietro Ichino, esperto della materia del lavoro.

Quindi, non è vero che lo Stato rispetta il principio dell’equa contribuzione e della progressività dell’imposizione. Sottoposta, ora, all’ulteriore prova della ventilata tassa patrimoniale sui capitali eccedenti i 500 mila euro. Chiunque abbia una casetta in una città è esposto, in realtà, all’imposizione straordinaria.

Non vogliamo essere pessimisti a tutti i costi, ma non si intravedono nemmeno i prodromi di un risanamento dell’economia ad iniziativa del governo, più preoccupato a mantenersi in sella e a gettare le basi per il partito presidenziale che a predisporre i rimedi necessari. 

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