Parmalat, un’occasione sprecata

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La procura della repubblica di Parma ha chiesto che venga accertata dal tribunale, ai sensi dell’articolo 2409 del codice civile, la regolarità della gestione di Parmalat in relazione alla controversa operazione di acquisizione del controllo di Lag (Lactalis America Group) costato alla tesoreria della società quasi un miliardo di euro, la maggior parte del “tesoretto” racimolato da Bondi nel corso della sua direzione.

Gli azionisti di minoranza rappresentati da Azione Parmalat hanno chiesto di essere ammessi alla procedura, che richiede quote definite di capitale, a seconda che la società sia quotata o meno, ma il tribunale ha respinto l’istanza. L’episodio è stato riferito dal Sole 24 Ore in due articoli del 5 e del 10 gennaio.

La decisione del tribunale appare ineccepibile, essendo stata rispettata la norma di legge, che tra l’altro è stata sostanzialmente emendata proprio per scoraggiare iniziative improvvide di azionisti poco rappresentativi. Sembrerebbe che la legge non consenta iniziative giudiziarie a tutela di diritti che si pretendono lesi e in effetti non pochi avvocati sostengono che gli azionisti di minoranza siano sprovvisti di ogni tutela, al di sotto di una certa quota di partecipazione al capitale.

I legali del NuovoMille non condividono l’orientamento, almeno nei casi in cui le operazioni straordinarie producano danni consistenti al patrimonio sociale e al conto economico o al titolo azionario, nel caso delle società quotate, e ritengono che la meritevole iniziativa sia stata sprecata.

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