Parmalat in disarmo

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Ristrutturazione in vista per Parmalat, in peggio. Decisa a Parigi, dal gruppo di controllo Lactalis. I maggiorenti emiliani della politica, dei sindacati e delle associazioni industriali, allora, si sono riuniti e hanno deciso di chiedere al Ministero dello Sviluppo Economico di aprire un “tavolo”, sostanzialmente per trattare (o piatire?) le condizioni di un declino, inevitabile, ma più lento. Tanto per salvare la faccia.

Ovviamente i francesi non faranno alcuna retromarcia e il territorio perderà know how produttivo, mercato, occupazione. Il destino, in realtà, era segnato da tempo, da quando Lactalis ha acquistato, con pochi mezzi propri e senza nessun vero impegno di sviluppo locale, lo stabilimento di produzione, recuperato dalle rovine della Parmalat, affastellata di miliardi inesistenti.

Eppure, ancora si dice, sbagliando, contro ogni evidenza, che il default di Parmalat è stato provocato da una crisi finanziaria. I lettori ricorderanno che nei bilanci della società erano scritte poste di attività finanziarie inesistenti, a fronte di passività generate da operazioni estranee alla produzione di latte e derivati.

Il caso Parmalat è il risultato di una vasta attività criminosa, non esattamente definita, imputata ai responsabili italiani più visibili, ma non alle ombre, che, dall’Italia e dall’estero, li hanno manovrati. Il danno alla produzione è stato il risultato riflesso delle malversazioni, progettate per tutt’altro scopo. L’intervento risanatore ha sostanzialmente enucleato il core business, indebolito dall’attività criminosa, e l’ha ceduto ai francesi a condizioni di saldo, senza vere pretese di sviluppo locale.

E i francesi, superato il periodo della decenza, sottraendosi con il delisting al controllo, almeno teorico, della Borsa, hanno deciso di fare dell’azienda quel che più gli aggrada. Infischiandosene, forse, di qualche promessa, ma soprattutto del precetto costituzionale dell’utilità sociale dell’attività di impresa. Sempre ignorato dalle autorità di settore italiane, figuriamoci se possa essere considerato dalle imprese multinazionali e dalla finanza globale.

 

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