Npl, appropriazione (indebita) autorizzata

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I crediti deteriorati delle banche, noti come Nplacronimo di Non performing loans, ammontano, secondo le stime più recenti, a circa 300 miliardi e sono considerati, in Italia, e un po’ meno in Europa, il business della finanza dei prossimi 5 anni. Le Linee Guida della Banca Centrale Europea – BCE, però, avvertono che “l’espressione di uso comune credito deteriorato (npl) si basa su definizioni differenti; per superare i problemi derivanti da tale diversità l’Abe (Associazione Bancaria Europea) ha formulato una definizione uniforme di esposizione deteriorata (non performing exposure), che è comunque in senso stretto vincolante al momento solo ai fini della segnalazione alla vigilanza …”. In altri termini, la definizione non è legale e, allo stato, non identifica esattamente il credito non onorato dal debitore e non riscosso dalla banca.

L’ordinamento giuridico italiano non offre una soluzione interna. Non c’è una legge che definisca il credito deteriorato e, quindi, stabilisca se e quando la banca possa, o debba, ricorrere allo strumento della cessione, a prezzo notevolmente scontato (e quindi, in ipotesi, contro l’interesse proprio e dell’utenza), in favore di uno dei soggetti che, negli ultimi anni, si sono posizionati sul mercato finanziario e bancario specifico, con aspettative di grandi affari. Uno di questi soggetti, entrato ufficialmente nel mercato nel 2015, doBank, si è munito di licenza bancaria, è diventato ben presto leader di settore e ha fatto effettivamente grandi affari, al punto di quotarsi in Borsa a luglio 2017, sulla base dei margini di guadagno realizzati nell’esercizio 2016. Il multiplo applicato ai margini è stato eccezionale e la capitalizzazione iniziale di Borsa è stata calcolata in oltre 700 milioni di euro.

Un altro soggetto si è presentato sulla scena nelle ultime settimane. Una Spac, società veicolo costituita per raccogliere capitali e fare affari, guidata da Passera, ex banchiere ed ex ministro, ha raccolto oltre 600 milioni e ha già annunciato di volere entrare nel mercato dei Npl. E nei mesi immediatamente precedenti la Sga, società del Tesoro costituita nel 1996 per incassare i crediti del Banco di Napoli (su cui abbiamo già scritto), rappresentata da Marina Natale, ex dirigente Unicredit, è stata dotata di strutture idonee a procedere all’incasso dei crediti deteriorati delle Banche Venete, con questa unica missione di interesse pubblico, o no, ancora non è noto. Tutto bene? No.

Le cessioni dei crediti deteriorati si svolgono al di fuori del controllo pubblico, perché la Banca d’Italia ha “divorziato”, anni fa, dal Tesoro e non esercita sulle banche (che su di essa esercitano il controllo proprietario) l’attività di vigilanza, che è stata attribuita dalle regole europee alla BCE (che ha formulato le Linee Guida, dichiarandole però non vincolanti, come si è visto, e, comunque, non affrontando il tema della attribuzione dei mezzi amministrati, che in Italia è materia costituzionale). Ed inoltre, le banche, pur svolgendo un’attività di interesse pubblico, anzi di rango costituzionale, direttamente connessa alla crescita del Paese, alla parità di trattamento dei cittadini e alla dignità delle persone (che si realizza nel lavoro), sono soggetti privati, che amministrano i mezzi affidati dagli utenti, di fatto non rispondendone. Se non in base alle norme di diritto privato. La cui inosservanza, però, non viene sostanzialmente sanzionata, per le inerzie di sistema e per il trattamento preferenziale, di fatto riservato alle banche.

Per attenerci ai crediti deteriorati, la selezione è operata riservatamente all’interno della banca, le condizioni di cessione si riverberano sull’utenza, ma non sono divulgate, e non sono consentite ai creditori delle banche in dissesto, per difetto di pubblicità, le azioni surrogatorie a carico dei debitori inadempienti e furbetti. Eppure, come dimostrano sia il caso doBank, conclamato dalla quotazione, sia l’affollamento sul mercato specifico, gli incassi dei crediti deteriorati non sono impossibili, volendo, anche nel breve termine, e, anzi, sono molto proficui. Sotto il profilo economico, significa che le crisi bancarie possono essere provocate da gestioni inadeguate, che sfuggono al controllo pubblico, e che una parte dei mezzi amministrati dalle banche è sottratta agli effettivi proprietari (che non siano esattamente identificabili, poco cambia) e all’impiego naturale di finanziamento delle imprese, per essere distratta in favore di soggetti privati, che ne traggono beneficio personale. C’è ampia materia di riflessione, anche condivisa con tutte le parti interessate.

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