Nelle statistiche delle morti sul lavoro non vengono contati gli imprenditori

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Carlo Robiglio, presidente Piccola Industria della Confindustria, ha scritto al Sole 24 Ore una lettera, che è stata pubblicata con il titolo “L’impresa ha coscienza del suo ruolo sociale, non lasciamola sola”, lamentando che in Italia, solo negli ultimi giorni, si sono suicidati 3 imprenditori “disperati perché le aziende sono fallite, per burocrazia, per fondi che non sono mai arrivati” e che, nei sei anni scorsi, “abbiamo perso quasi 900 persone, una strage”. 

Sono numeri inquietanti, che sfuggono alle statistiche delle morti sul lavoro, e che costringono a pensare, in una riflessione – speriamo – condivisa. L’impresa è stata criminalizzata per troppo tempo dal pregiudizio ideologico, che ha investito i padroni del vapore, in una assoluta disattenzione, trasversale, per il precetto costituzionale sull’utilità sociale dell’attività economica, e il processo di contaminazione si è esteso alla piccola impresa. Queste sono le conseguenze.

Nessuno pensa che il piccolo imprenditore è spesso un ex artigiano, impegnato in azienda sette giorni su sette, che deve organizzare, produrre e vendere, non di rado in affanno finanziario, perché i clienti non pagano e le banche sono prodighe con le grandi imprese, ma giugulatorie con le piccole imprese. La burocrazia è impietosa. Lo Stato occhiuto taglieggia i piccoli e “premia” i grandi (come si è visto anche di recente nel caso Autostrade), che restituiscono le cortesie ai boiardi, in danno della collettività. Le piccole imprese ne fanno le spese, esattamente come tutti i cittadini qualsiasi, sfruttati e maltrattati.

Anche il mondo della cultura giuridica ed economica non è incline all’apprezzamento del piccolo imprenditore, vedendone i difetti e ignorandone le qualità. Noi abbiamo proposto ad una rosa selezionata di giuristi, avvocati e magistrati, di ristudiare l’articolo 41 della Costituzione, con particolare attenzione alla parte sull’utilità sociale, e – dobbiamo dire – di non avere riscosso una grande attenzione. Qualcuno ha detto che l’articolo è desueto, qualcun altro ha obiettato che l’indicazione della norma è meramente programmatica.

Noi insistiamo a ritenere che la disposizione sia centrale all’ordinamento economico e abbiamo letto con piacere che il presidente Conte, nei giorni successivi al crollo del ponte Morandi, abbia rievocato la responsabilità sociale dell’impresa, esattamente come Robiglio nella lettera in commento. Rinnoviamo la nostra offerta di tornare alla Costituzione e ci impegniamo a pubblicare le testimonianze dei piccoli imprenditori che vorranno scriverci.

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