Monte dei Paschi, i Cinque Stelle non hanno più scuse

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Il caso Parmalat è esploso nel 2003 ed è proseguito per 10 anni e oltre, nelle aule giudiziarie e nei giornali. E’ esploso, dopo anni di bilanci falsi, inattendibili per chiunque volesse mettere a confronto le poste dei depositi inesistenti e dei debiti veri, quando il ricorso allo strumento obbligazionario, per tamponare le commissioni bancarie e un minimo di interessi, non è stato più possibile.

Grillo ha cavalcato l’onda della Parmalat negli spettacoli e nelle deposizioni rese nei processi (ancora reperibili sul web) e ha gridato che in un Paese normale una cosa del genere non sarebbe mai accaduta. Cioè che nessuno si fosse accorto e che un comico (lui) dovesse svelare un mistero, che, poi, a voler guardare, tanto misterioso non era.

Tonna, protagonista con Tanzi dell’attività delittuosa, ha dichiarato che i bilanci, in effetti, non avrebbero potuto ingannare le persone esperte, preposte, per la funzione, all’esame dell’attività e al controllo dei conti. Ricordiamo che la Parmalat era anche una società quotata, soggetta a revisione contabile. Dopo, sempre dopo, si è appreso che alcuni banchieri ne hanno tratto profitto personale, non soltanto economico, ma non risulta che ne abbiano subito conseguenze.

Il danno complessivo non è stato mai calcolato, nemmeno dai giornalisti che hanno scritto i libri più noti sulla vicenda: Mara Monti del Sole 24 Ore, Marco Travaglio, Peter Gomez e Gianni Barbacetto del Fatto Quotidiano. Di certo, non si esaurisce nelle perdite dei risparmiatori, riguarda l’economia del settore, sostanzialmente consegnata al controllo del gruppo francese. Grillo ne ha tratto notorietà e il M5S ha conseguito nel febbraio del 2013 il grande successo elettorale che sappiamo.

Il mese precedente, esattamente il 25 gennaio, Grillo ha partecipato anche all’assemblea del Monte dei Paschi nel pieno della bufera di Banca Antonveneta, dove ha posto quesiti e ha rilasciato interviste. Il mese successivo i Cinque Stelle sono entrati in Parlamento, hanno minacciato di aprirlo come una scatola di tonno, ma non è successo niente. Non per quanto riguarda Monte dei Paschi, che continua a pesare sull’Erario dello Stato ed è costata finora molto di più della manovra di bilancio in corso.

Grillo, nel corso delle attività di denuncia, ha sostenuto che le scabrose vicende si reggessero sull’associazione a delinquere tra banche, industrie e giornali. Ora lui e i Cinque Stelle non hanno più scuse.

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