Milena Gabanelli: DataRoom, ma non solo

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Milena Gabanelli ha rifiutato la candidatura alla Presidenza della Repubblica e alla guida di importanti Dicasteri, oltre ad un seggio sicuro in Parlamento (offerto insistentemente da vari Partiti, così ha detto ai telespettatori di Otto e Mezzo), ma ha accettato di lavorare per Cairo, l’editore del Corriere della Sera e di La7, assumendo la conduzione di DATAROOM  (letteralmente, la stanza dei dati). E, come primo servizio di informazione al pubblico, ha parlato della contraffazione dei prodotti, di quelli offerti on line, particolarmente da una piattaforma cinese. Volumi milionari, che non giovano alla credibilità dei commerci internazionali e assicurano lauti guadagni, magari esentasse. Il tutto a discapito delle imprese occidentali, italiane comprese, che correttamente investono nella qualità delle materie prime e, soprattutto, nella affermazione del marchio.

Apprezzabile il servizio, brava, come al solito, la Gabanelli. Bisogna soltanto completare l’informazione. I prodotti italiani sono imitati in tutto il mondo da anni, particolarmente quelli alimentari, ma non solo. In America e in Australia, tanto per dire di Paesi che sono perfettamente inseriti nel circuito della legalità internazionale. E poi, il prezzo dei grandi marchi italiani o di origine italiana, per non andare troppo lontano, premia più l’organizzazione dell’impresa (qualcuno dice l’effimero) che la materia prima o il lavoro impegnato nella produzione. Il popolo dei terzisti (le piccole imprese che lavorano per le grandi firme e contribuiscono con le loro capacità artigianali all’affermazione del prodotto nel mercato) è pagato poco, non gode di merito di credito e non riesce a investire nell’attività per affermarsi sul mercato con un proprio marchio. La realizzazione del prodotto dotato di marchio nobile ad uso e consumo dei canali di vendita del terzista, una sorta di abuso per necessità, in certi casi è tollerata.

Insomma, c’è il mondo delle Piccole e Medie Imprese che contribuisce alla ricchezza nazionale, producendo e impiegando persone, che assolve il ruolo di rango costituzionale della libera iniziativa privata, ma non può presentare in banca un bilancio adeguato alle regole che vengono fatte in Europa, a immagine e somiglianza di altre realtà di impresa. E non riceve, quindi, dagli assetti di governo della comunità italiana un contributo pari a quello che offre. Indaghiamo, cara Gabanelli, e puntiamo il dito, oltre che contro le piattaforme (da censurare, se alimentano l’attività criminogena) contro gli abusi e contro tutti i circuiti alternativi alla distribuzione legale, ivi compresa quella capillare dei migranti illegali, che popolano le città d’arte e offrono l’immagine di un Paese malmesso.

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