Il mercato di riferimento ignorato dei settimanali politici

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Il mercato dei giornali è in crisi da tempo, non solo in Italia, ma in Italia la crisi è più avvertita che altrove. Per un motivo molto semplice. La gente compra sempre meno quotidiani e settimanali, perché non crede in quello che scrivono. La crisi della stampa è crisi di credibilità dell’informazione, prima che di eccesso dell’offerta informativa.

Infatti, la Verità e il Fatto Quotidiano, per quanto manchevoli sotto il profilo della completezza informativa, hanno sottratto lettori ad altri giornali (la Verità a Libero e al Giornale, il Fatto Quotidiano alla Repubblica) e vendono bene.

Il Corriere della Sera e la Repubblica, ex colossi dell’informazione che competevano sul filo del milione di copie, segnano il passo da anni. Del Sole 24 Ore, sostanzialmente monopolista di settore, abbiamo scritto più volte in passato, annunciando e spiegando le ragioni della crisi imminente. Che si è puntualmente verificata. Le punte di diamante dei grandi gruppi attingono risorse nei proventi collaterali e sperano che passi la nottata.

Alcuni giornali adottano iniziative costose e incomprensibili, oltre che inutili. Dai gadget alla moltiplicazione degli allegati, che i lettori buttano regolarmente. I gruppi editoriali più ricchi si sono consorziati nell’iniziativa “Il Quotidiano in Classe” da quasi vent’anni. In base ai numeri della diffusione: del tutto inutilmente, malgrado gli annunci e le foto di gruppo, a dimostrazione del fatto che l’unica promozione utile è la qualità del prodotto.

Il Corriere della Sera continua a investire, secondo noi male (lo abbiamo già scritto), nel settimanale 7. Il mercato di riferimento è occupato da due tipi di prodotto: gossip e divertimento, che se la cava, al quale appartengono quasi tutti, e politica e società, che va male o maluccio, al quale appartengono Panorama, Espresso e 7, che non si spiega come mai non riesca a scalzare gli altri due.

Sono tutti e tre trainati dai quotidiani del gruppo di appartenenza. Panorama, rilevato dalla Verità, è il più povero, come denunciano la veste editoriale e il rigore francescano dell’informazione. E’, giustamente, attento ai risultati economici, di cui, un anno dopo l’acquisto, Belpietro, grintoso e ambizioso, noto tra i suoi estimatori come antipatico che non si dà pensiero di esserlo, a breve offrirà conto ai lettori.

Sulla competizione con l’Espresso, sostenuto da ben altre risorse, a noi appare vincente. Su quella con 7, altrettanto dotato, suggeriamo a Belpietro di acquisire un parere tecnico sulla competizione nel mercato di riferimento tra prodotti analoghi appartenenti a gruppi strutturati. Potrebbe ricavarne spunti di riflessione.

 

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