Marsh, le quotate inseriscono il Covid tra i rischi maggiori. Male la stima Cyber


Pochi giorni fa l’AD di Marsh Italia (Andrea Bono, che  è anche CEO Eastern Mediterranean Region – Cipro, Grecia, Israele e Turchia) ha anticipato un estratto del report “Risk Ready”, relativo ai rischi maggiormente impattanti sulle aziende italiane. L’anticipazione riguarda un’analisi fatta su più di 330 aziende italiane che hanno inserito nei loro bilanci (ormai approvati) i principali rischi da fronteggiare.

L’analisi evidenzia l’entrata nella top ten del rischio “salute, sicurezza, ambiente” legato alla pandemia da COVID-19, anche se il podio è tutto per i rischi finanziari (tassi di cambio e di interesse, credito, ecc…) e per il rischio “incertezza”, legato indissolubilmente alla crisi economica mondiale alimentata dal coronavirus.

Ma dal report “Risk Ready” si rileva un elemento molto drammatico: resta fuori dalla “top ten dei rischi inseriti in bilancio dalle aziende” il tema della sicurezza cyber. Infatti, il 33% delle quotate a fronte di una sostanziosa attenzione per i rischi sanitari considera apparentemente poco il rischio cibernetico.

Questo dato potrebbe essere dettato non tanto da una mancata percezione di rischio, ma per questioni di budget.

D’altronde, il “brand reputation” modifica molto i fatturati delle aziende ed in questo momento un errore (o un basso investimento) nel campo della prevenzione sanitaria ha più rilevanza rispetto ad uno cyber.

Ma, in termini di securizzazione economica diretta, la cyber-defense dovrebbe essere inserita tra i primi posti, soprattutto a seguito dei Cyber Threats che hanno colpito Campari e Leonardo con conseguenti perdite finanziarie (ma anche reputazionali) difficili da recuperare nel breve periodo.

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