Locuste in azione

parmalat_3

Massimo Mucchetti, giornalista economico del Corriere della Sera, riconosce, tredici anni dopo la legge sulla cartolarizzazione dei titoli di credito e otto anni dopo lo scandalo della Parmalat, che “fanno i furbi questi signori (hedge fund e fondi di private equity americani), si erano allenati con la Parmalat, una radice industriale buona alla base, un castello finanziario malato e predatorio come sovrastruttura a beneficio delle banche internazionali … e ora si preparano a tornare in Europa“.

Il NuovoMille non solo è d’accordo con Mucchetti, ma rivendica ai propri primi interventi di uscita nel 2004, in coincidenza con lo scandalo della Parmalat, la primogenitura del rilievo economico sulla validità dell’attività di impresa, la contestazione della illiberale legge Marzano, che ha corroso la credibilità del governo, e l’eccessivo garbo politico e mediatico riservato in Italia, oggi come allora, alle banche internazionali e al braccio armato rappresentato da fondi e società di private equity.

Nella linea della attenzione e dell’impegno in favore dell’economia e della politica economica italiane, il NuovoMille non risparmia critiche propositive alla politica e alle istituzioni che governano l’economia (vigilanza sul sistema del credito, Agcm e Consob) ed ha promosso la class action nei confronti della Seat Pagine Gialle, oggetto di clamorose speculazioni in danno degli azionisti di minoranza, che subiscono le perdite provocate da avventurose operazioni di leverage buy out e, malgrado tutto, tuttora monopolista indisturbata del mercato di riferimento.

Finora la stampa ha offerto poco spazio all’iniziativa del NuovoMille e le istituzioni di settore, ancorchè sollecitate con le previste modalità di legge, oltre che  in sede politica dall’interpellanza presentata dal senatore Stefano De Lillo, non si sono pronunciate.

Per la “nuova” Parmalat il NuovoMille, come Mucchetti, auspica un percorso diverso. L’operazione di spoglio della tesoreria aziendale, eseguita dalla proprietà francese in danno degli assetti produttivi italiani e delle prospettive del mercato di riferimento, è un pessimo segnale, tanto più che il danno prodotto alla collettività dalla cassa integrazione, legittimamente riconosciuta agli aventi diritto, non viene richiesto a coloro che lo hanno provocato per pessima consuetudine delle istituzioni di riferimento.

Il NuovoMille auspica l’inversione di tendenza, a cominciare dal caso Parmalat, del quale anche il senatore De Lillo ha cominciato ad occuparsi con una interrogazione di prossima pubblicazione. Se la politica langue, con la menzionata eccezione, e le istituzioni indugiano, i risparmiatori cominciano ad agguerrirsi.

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*