Liti in famiglia di imprenditori

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Si discute, e qualche volta si litiga, anche nelle migliori famiglie. La famiglia Marzotto è una di queste. Matteo Marzotto ha rilasciato un’intervista sulle imprese a controllo famigliare a Corriere Economia, che non è piaciuta al cugino Umberto Marzotto, e ne è nata una polemica, puntualmente ospitata dal giornale.

Matteo si era raccomandato con i lettori che, nelle famiglie (capitaliste), si parli, allo scopo di non fare errori (“non ripetete i nostri errori”, ha detto). Il cugino non ha gradito l’evidentemente riferimento al punto dolente delle “vicende che hanno portato alla dissoluzione della multinazionale del tessile e del fashion con tenacia costruita da Pietro Marzotto”, e ha scritto una lettera di correzione/integrazione, assistito dalla firma di un docente di storia economica specializzato nelle vicende della famiglia Marzotto.

Noi non ne sappiamo granché e, tutto sommato, per il pubblico è ininfluente che la responsabilità della “dissoluzione” (per attenersi alla terminologia di Umberto) sia dell’uno, piuttosto che dell’altro componente della famiglia. Chi scrive ricorda di avere visitato (da giovane avvocato), negli anni 70, la roccaforte dell’impero Marzotto a Valdagno, bellissima, che aveva un’unica concorrente locale, la Lanerossi, altrettanto imponente, come struttura e come impresa, però non ottimamente gestita. La logica dell’attività economica ha avuto ragione prima dell’una, poi, diversamente, dell’altra, con la coda delle liti in famiglia.

Gli eredi Marzotto non hanno comunque ragione di lamentarsi. A prescindere dai fatti, noti e ignoti al pubblico, la soluzione concordata delle vicende controverse si sarebbe potuta trovare nel patto di famiglia, che favorisce la guida e la successione, attentamente studiato e attuato, nel rispetto degli interessi interni ed esterni.

Ma il patto di famiglia, introdotto nell’ordinamento per scongiurare le liti in famiglia, del giorno dopo, quando l’impresa ha intrapreso o rischia di intraprendere il percorso della dissoluzione, non è stato gradito dai piccoli, medi e grandi imprenditori italiani, di solito concentrati sulle proprie miserie personali e disattenti al principio costituzionale dell’utilità sociale dell’attività economica. Ignorato e disapplicato nel corso dell’intero periodo repubblicano. Potrebbe essere il momento di un nuovo inizio. I componenti più volenterosi della famiglia Marzotto potrebbero dare una mano.

 

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