L’ATAC non può fallire, né essere ammessa a concordato

atac1

L’ATAC non può essere ammessa a concordato preventivo, per sua natura e per insussistenza dei requisiti di praticabilità economica. Né può fallire, è bene precisare, visto che, ogni giorno, si accalcano, anche in giornali di assoluto pregio divulgativo, gli articoli che “prevedono” il default della società, in mancanza di concordato. E’ pura disinformazione.  

La legge, espressamente, prevede, nell’articolo 1 della Legge Fallimentare: “Sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori che esercitano una attività commerciale, esclusi gli enti pubblici”. E l’accezione di ente pubblico comprende le aziende municipalizzate, quali sono le società di gestione dei rifiuti e dei trasporti pubblici cittadini, che non siano costituite nella forma della società e presentino, in tal caso, le caratteristiche sostanziali, effettive, della società, di cui l’autonomia patrimoniale è requisito essenziale. Abbiamo già scritto, nella lettera rivolta alla Corte dei Conti, che evidenze e ragioni di dominio pubblico sottraggono l’ATAC alla prospettiva del concordato e del fallimento e abbiamo ribadito la legittima richiesta che la Sindaca consenta l’accesso a tutta la documentazione, che riguarda il controverso piano di risanamento dell’azienda. 

La Sindaca, invece, dimentica dell’ uno vale uno” e della promessa di assoluta trasparenza dell’attività pubblica comunale, per cui è stata votata a maggioranza assoluta, ha ignorato la nostra richiesta (poco democraticamente) e non escludiamo che abbia impartito l’ordine di servizio del silenzio. Ne daremo conto ai lettori in un prossimo articolo.

Per il momento, ricordiamo alla Sindaca che il rispetto della legalità non si esaurisce nel contrasto (dovuto) della corruzione di piccolo o grande cabotaggio, ma comprende tutte le regole di gestione delle attività pubbliche, nel migliore interesse dei cittadini, utenti del servizio e contribuenti. Della qualità del servizio non parliamo. E’ sotto gli occhi di tutti. Ma la formazione del bilancio, la gestione dei crediti, l’utilità degli impieghi, e così via, sono parte delle regole. Invece, la Sindaca ha postergato all’anno 2036 un credito di 500 milioni e ha speso 12 e più milioni (di cui ancora si ignora la specifica di spesa) per l’accesso ad una procedura (il concordato) esclusa dalla legge. 

Esiste, agli atti del Comune di Roma, un parere, attendibile e precedente al costoso iter procedurale, sui requisiti di ammissibilità dell’ATAC al concordato? I cittadini hanno diritto di leggerlo (se esiste)? E, se il parere, attendibile e precedente, non esiste, c’è qualcosa che non quadra, o no? Sono quesiti semplici, al limite della banalità, e siamo sconcertati che la Sindaca non risponda. Noi insistiamo. 

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*