La vigilanza deve tornare tutta alla Banca d’Italia


La pandemia da coronavirus segnerà una svolta nella globalizzazione, in senso inverso, e rallenterà il processo di unificazione dell’Unione Europea, a ragione. Non si può negare, infatti, che il virus sia figlio della globalizzazione. Fino alla fine degli anni 90 le infezioni virali cinesi non si sono sparse nel resto del mondo, soprattutto con questa rapidità. Si ricorda soltanto, a fine anni 60, inizio 70, l’influenza proveniente da Hong Kong, che impiegò un paio d’anni ad arrivare e non ebbe la diffusione letale che stiamo registrando per quella in corso. Né si può negare che le istituzioni europee abbiano mostrato la corda dopo l’esplosione del virus. Prima quasi deridendo l’Italia contagiata, poi facendo precipitare la Borsa (con l’infelice frase della Lagarde) e infine con il blocco – illecito – delle mascherine, ordinate e pagate da farmacie italiane, in fabbrica o alle frontiere. Attenzione, non stiamo dicendo che si debba tornare indietro e che l’Unione Europea debba essere liquidata. Stiamo dicendo che il processo di unificazione cambierà passo. Ed è bene che sia così. I commissari devono rispondere concretamente della loro attività, conformandosi agli interessi degli Stati e non del gruppo di comando. Ora non è così. Non ci riferiamo alle attività agricole e produttive italiane, su cui gli interventi a gamba tesa di Bruxelles sono eccessivi e punitivi per agricoltori e pescatori. Ci riferiamo al sistema del credito. La vigilanza bancaria sul sistema del credito italiano deve tornare nelle funzioni della Banca d’Italia. Non è possibile denunciare alla vigilanza nazionale, o a quel che ne è rimasto, una inefficienza o una violazione e sentirsi rispondere che la competenza è della Bce. A chi scrive è capitato esattamente questo. E, tra l’altro, dopo avere scritto alla Bce (con qualche complicazione), la risposta, per la verità assai pronta, ha confermato la competenza della Banca d’Italia. Erano state travisate le disposizioni? In un sistema complesso e poco sperimentato, può capitare. Però, poi, è importante che il rimedio ci sia. E su questo abbiamo molto da dire.

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