La discontinuità dell’informazione non aiuta i risparmiatori


Andrea Scanzi è di Arezzo, conosce bene scena e retroscena del “caso” Banca Etruria (laddove il caso non è il dissesto, ma il ventilato interesse di Maria Elena Boschi per la banca) e non tollera le critiche di Ettore Rosato, che gli altri risparmiatori italiani non siano nelle sue corde. Tutti i risparmiatori traditi sono cari a Scanzi, così come a Il Fatto Quotidiano, che, però, poco ne parla. E’ singolare la differenza di trattamento informativo tra Banca Etruria e Banca Marche, caduta nello stesso girone infernale, su cui molto si potrebbe e dovrebbe dire, anche per stimolare le reazioni di sistema. Come è nei compiti della stampa.

Ma è ancora più singolare il silenzio di Scanzi e del Fatto Quotidiano sul caso Seat Pagine Gialle, trattato su queste colonne fin dal mese di maggio del 2011, prima che l’azienda venisse trasferita ad una controllata e l’88 per cento del capitale fosse trasferito alla società anonima lussemburghese Lighthouse.  La Seat era, a quel punto, praticamente una scatola vuota, perché l’avviamento, vantato nei conti della società prima e durante l’operazione, essendone il perno economico e contabile, si rivelò inconsistente alla prova dell’iniziativa giudiziaria intentata dai piccoli azionisti, assistiti da uno studio legale romano (rappresentato da chi scrive). L’operazione dell’anno 2012, sommandosi alla operazione di leveraged buy out e al maxidividendo del primo esercizio (anno 2004), ha aggravato il dissesto della società, che ha trascinato con sé le perdite sostanziose (siamo vicini ai 10 miliardi) dei risparmiatori e le responsabilità degli amministratori. La vicenda giudiziaria ha scoperchiato le malefatte che hanno comportato il rinvio a giudizio degli amministratori, di cui poco si parla, a fronte dell’attenzione spasmodica dedicata al “caso” Banca Etruria, ed è in piena evoluzione. Ma è scomparsa dai radar della stampa.

Eppure, le perdite di sistema e di risparmio provocate dalla società delle Pagine Gialle (un tempo gallina dalle uova d’oro) superano di gran lunga le perdite di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Carife, tutte insieme. Anche la Seat ha pagato decine di milioni di consulenze (100 milioni soltanto per avere consigli sul dissesto, tra il 2011 e il 2012) tutte da indagare. Però, il Sole 24 Ore ha pubblicato nei giorni scorsi la lista dei consulenti di Banca Etruria, tra il 2008 e il 2014, con il titolo “Sotto la lente 13 milioni di consulenze”, e le consulenze ben più onerose di Seat sono sfuggite a tutte le lenti. Per dirla tutta, il dissesto di Seat Pagine Gialle non ha nulla da invidiare al caso Parmalat, e non solo per la consistenza delle perdite. Ancora adesso, se Scanzi e il Fatto Quotidiano volessero, c’è molto da fare (una bella inchiesta giornalistica, per cominciare) e da dire ai risparmiatori, che, grati dell’informazione e dell’attenzione, possono diventare lettori ed elettori. Noi ricordiamo che Di Vico, al Corriere della Sera, aveva avviato una inchiesta nel 2009, documentata e densa di informazioni interessanti sui tanti dissesti in danno dei risparmiatori, meritevoli di approfondimento, ma poi non ne fece nulla. Il Fatto Quotidiano potrebbe raccogliere il testimone. I risparmiatori gliene sarebbero grati, quanto meno acquistando il giornale in edicola.

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*