La Banca d’Italia non è legibus soluta

Gian Mattia D'Alberto / LaPresse
24-11-2015 Milano
cronaca
Banca d'Italia
nella foto: il palazzo della Banca d'Italia

Gian Mattia D'Alberto/LaPresse
24-11-2015 Milan
Banca d'Italia
in the picture: Banca d'Italia's building

La proposta di legge della Lega sulla revisione degli assetti proprietari della Banca d’Italia non è osteggiata dalla Banca Centrale Europea – Bce (che non avrebbe nemmeno il potere di farlo), ma dal Sole 24 Ore, che ha offerto un contributo polemico e scarsamente informativo con l’articolo “Bce: a rischio l’indipendenza della Banca d’Italia”. 

In effetti, non è messa in discussione, da parte della Lega o di altri, la natura di istituto di diritto pubblico di Bankitalia, né è messa in discussione l’indipendenza dell’istituto, in relazione alle funzioni assegnate dalla legge, in parte, ora, condivise con la Bce, che ha assunto compiti complementari.

Come si sa, in seguito all’introduzione dell’euro, Bankitalia ha smesso di battere moneta e ha ceduto, più di recente, una parte della Vigilanza alla Bce. Questo non significa che sia legibus soluta (cioè, che non sia sottoposta alla legge italiana) e che non abbia obblighi di istituto da assolvere, connessi alla posizione centrale nel sistema del credito. Anzi, come istituto di diritto pubblico, ha compiti da svolgere e il dovere di risponderne. A chi? Questo è il punto.

In Banca d’Italia viene coltivata una visione estensiva della indipendenza, come esenzione da obblighi, giustificata dalla superiore disciplina della Bce e dei Trattati europei. Che consentirebbero a Bankitalia di sottrarsi all’obbligo della vigilanza di sistema. Che, invece, tuttora le compete, sia come potere, che come dovere, insieme alla Bce.

Le garanzie del cittadino/risparmiatore/investitore in teoria sono aumentate con l’Eurosistema, anche se, in pratica, a dar credito a qualche ufficio di Bankitalia, sono diminuite. Come consta personalmente a chi scrive, che ha denunciato alla Vigilanza la responsabilità di un istituto bancario nel dissesto di una società cliente priva di merito di credito, con gravi riflessi di danno sui terzi, senza avere ascolto. Anzi, peggio.

Perché l’ascolto, all’inizio, c’è stato, la responsabilità dell’istituto è stata verificata, ma il rapporto non è stato messo a disposizione della persona danneggiata, con il pretesto (ahimè, non si può definire diversamente) che la competenza sulla materia è compito della Vigilanza della Bce. La persona danneggiata investirà della questione la Bce, con grave dispendio di risorse, anche se il fatto è avvenuto in Italia tra soggetti italiani e il danno riguarda un altro soggetto italiano.

La disciplina di legge sui fatti illeciti non esime dalla responsabilità di controllo e di denuncia l’Istituto centrale italiano, che ha il dovere di intervenire, non ha facoltà di lavarsene le mani. Salvo che, nel concetto di indipendenza della Banca d’Italia, sostenuto dal Sole 24 Ore, rientri anche l’indolenza.

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*