Il vero buco di Banca Marche

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Il segreto ha retto per oltre due anni. Poi, il Sole 24 Ore con nonchalance ha scritto che il buco di Banca Marche, rappresentato dai cosiddetti non performing loans, cioè i finanziamenti destinati a non essere restituiti, non corrisponde all’importo di uno o due miliardi sussurrato negli anni scorsi, ma è di 2,6 miliardi e sarebbe trattato (il condizionale è d’obbligo, perché le risorse scarseggiano) dal fondo interbancario, su mandato di Banca d’Italia, alla ricerca di una soluzione. Tanto più che nei giorni scorsi i tribunali sono stati investiti dalle prime cause, di Banca Marche nei confronti degli ex amministratori e dei primi azionisti nei confronti di Banca Marche.

La materia meritevole di essere sottoposta all’autorità giudiziaria in realtà è molto più vasta e decisamente più complessa di quanto sia emerso finora. E’ consentito presumere, infatti, che il buco non sia rappresentato da milioni di piccoli e piccolissimi finanziamenti, ma da erogazioni più consistenti in favore di soggetti, “amici”, per definizione e per dichiarazione affidata dai commissari ai legali, degli ex amministratori citati in giudizio. Rimane da verificare che l’elenco dell’atto di citazione abbia esaurito i finanziamenti di favore. Non solo per obbligo di informazione nei confronti del pubblico e di tutti i soggetti che hanno un legittimo interesse da tutelare (gli azionisti, ma non solo). Anche per consentire una effettiva tutela nei tempi previsti dalla legge, quando il titolare del diritto rimane inerte, danneggiando così gli interessi dei propri creditori (gli azionisti, ma non solo, perché la platea delle persone danneggiate da Banca Marche è più vasta e non si esaurisce negli azionisti).

Non ritenendo che le associazioni dei consumatori dimostrino un livello adeguato di sensibilità in questa circostanza, chiunque abbia subito un danno deve assumere l’iniziativa di autotutela, senza aspettarsi aiuti che non verranno. Tanto meno dal fondo interbancario, che ha il compito di assistere i depositanti degli istituti in difficoltà, ma non ha le risorse sufficienti, nemmeno per Banca Marche, figuriamoci per tutto il sistema del credito, che, dopo avere profuso finanziamenti ad amici e ad amici degli amici, si è rivolto alla politica per avere una bad bank, in sostanza per stendere un velo (impietoso) sulle schifezze miliardarie combinate a tutti i livelli in danno dei risparmiatori.

E’ chiaro che si tratta di un attacco in grande stile rivolto ai risparmiatori. Ed è altrettanto chiaro che gli attaccanti non escono allo scoperto, ma si avvalgono di complicità sistemiche ad ogni livello. Non rimane che la forza della legge e la buona volontà di qualche referente pubblico più capace ed autorevole della media, piuttosto modesta. Non è nemmeno un compito che possa essere assolto, con utilità dei risparmiatori, dalla magistratura penale, che ha compiti diversi dal recupero del maltolto. Il compito è della magistratura civile, che, però, deve essere investita da chiunque abbia un interesse da tutelare nei modi e nei termini di legge.

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