Il governo nuoce all’economia, ma non sconfigge il virus


Non è proprio un lockdown, ma ci si avvicina molto. Sarà utile? Non vogliamo discutere la legittimità delle misure, che a molti appare impropria, se non addirittura illiberale e lesiva della dignità delle persone: ricordiamo i droni che sorvolavano i palazzi e altre amenità del genere.

Vogliamo, invece, discutere l’utilità delle misure rispetto al danno provocato all’economia e all’occupazione.

L’analisi del primo lockdown, ritardato, per motivi ideologici dai fan della Via della Seta, nelle zone aggredite dal contagio, e poi generalizzato e imposto, senza una ragione accertata, a tutta l’Italia e a tutti i settori considerati “non essenziali” (per chi?), consente di affermare la superficialità e l’inutilità di quel provvedimento, inutilmente esteso nel tempo e nello spazio, dello scorso marzo, rispetto ai danni provocati, quanto meno equivalenti alle risorse finanziarie impiegate ed ai prestiti richiesti, teoricamente concordati, ma non pervenuti: varie centinaia di miliardi.

Non c’era esperienza della capacità di infiltrazione del virus e della velocità di propagazione del contagio, e quindi il paese ha dovuto scontare l’impreparazione del ceto dirigente? Accettiamo l’ipotesi di studio che il governo di un paese civile, industrializzato, non sappia come affrontare le emergenze. Però, poi, il governo o si attrezza o si cambia. Non ne facciamo una questione di colore politico, beninteso. Ne facciamo una questione di capacità applicata e dimostrata.

Questa nuova chiusura ottobrina, imputata alle discoteche di agosto e non ai sovraffollati mezzi di trasporto dei centri urbani, ancora generalizzata ed estesa a tutti settori “non essenziali”, che danno lavoro a milioni di persone, è un nuovo colpo inferto all’economia nazionale, destinato a durare ben oltre i confini temporali dell’epidemia. Mentre gli usurai fanno affari e non vengono contrastati, perché, in effetti, sono diventati una componente del sistema.

Nel frattempo, avvertono i medici, altri malati, bisognosi di cure e di interventi chirurgici, si aggravano e muoiono. Quindi, l’altro aspetto che deve essere valutato, nella contabilità della salute, è la causa delle perdite.

Accettiamo che l’argomento possa essere impopolare e quindi debba essere riservato (non segreto, l’Italia è un paese adulto), ma in realtà viene smentito dalle tante dichiarazioni a vanvera delle persone “preparate” e “bene informate” e soprattutto dai fatti. Il governo purtroppo continua a muoversi a tentoni, e le misure nuocciono all’economia, ma non sconfiggono il virus.  

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*