Guerra economica, Italia senza difese


Comincia a serpeggiare nel dibattito politico il tema della guerra economica, portata da altri stati e da imprese multinazionali ricche e potenti in tanti modi, leciti e più spesso illeciti. Embargo e sanzioni sono strumenti almeno apparentemente leciti.

In realtà, non poche decisioni sono contrarie al diritto internazionale, ma gli stati, che ne sono vittime, non ricorrono alle sedi politiche e giurisdizionali previste dai trattati. Subiscono, nel nome di valori, nascondendo, in effetti, incapacità o connivenze personali. Sostenuti nel dibattito dagli utili idioti (copyright di Lenin) che hanno come somma qualità l’assenza di pudore.

Altri strumenti di guerra economica sono decisamente illeciti, nascosti nelle pieghe della finanza ombra, in gran parte di origine criminale, che attraversa i paesi, le banche, i paradisi fiscali, le borse valori. Sono capitali lavati e riciclati, che, dopo un lungo giro, riapprodano e comprano, imprese e anime. Perché, quando si è poveri, si vende anche l’anima.

Non abbiamo sentito che le gerarchie vaticane o altre gerarchie ecclesiali abbiano protestato contro il finto o mancato contrasto di questi fenomeni, che imbarbariscono le comunità sociali. Mentre non ci è sfuggito che, ad un tratto, Savona, presidente della Consob da vari anni, è andato a Palazzo Mezzanotte (sede della borsa valori) e ha denunciato fenomeni che sono ben visibili da anni, anche dall’esterno. Dall’interno, immaginiamo molto di più (noi non partecipiamo ad ambiti esclusivi).

Diciamo a Savona che è in corso una guerra economica, che investe anche le istituzioni, più esattamente le persone nelle istituzioni, e che la reazione delle istituzioni e, con loro, dei cittadini deve essere ferma e tempestiva. Mentre purtroppo temiamo che l’Italia abbia perso la battuta.  

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