Fincantieri esposta all’accerchiamento francese

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A noi è apparso evidente tre anni fa, nell’ottobre del 2014 (vedi nostro articolo Marina ignorata dalla Commissione Difesa), che il Libro Bianco per la Difesa (degli interessi nazionali e del suolo patrio), ignorando o travisando i compiti della Marina Militare italiana, la avrebbe indebolita, esponendo i suoi assets all’attenzione interessata dei concorrenti europei. Ci riferiamo alla inquietante evoluzione della acquisizione tentata in Francia da Fincantieri e ostacolata da Macron, che si sta dimostrando un Presidente poco sensibile alle esigenze dello Stato Sociale, ma molto attento alle prospettive di una rinnovata presenza militare francese nel Mediterraneo. Sulla scorta delle velleitarie ambizioni di Sarkosy al tempo delle Primavere Arabe.

Ora, tramite un accordo capestro, con il pretesto della ventilata joint venture, la politica francese, che ha trattato nella persona del ministro competente, vuole partecipare alla gestione della produzione navale militare italiana, impadronendosi, quindi, del know how, magari protetto da segreto. Sapendo che, in materia militare, il know how  è, insieme, segreto industriale e segreto politico, affinato sui tavoli degli studi strategici, non c’è da esserne lieti. Altri se ne sono accorti. Francesco Tosato del Cesi ha avvertito “Se ci sarà un accordo, bisognerà giungere ad un assetto che impedisca uno schiacciamento eccessivo a favore dei francesi”. Noi riteniamo che, senza lo schiacciamento a proprio favore, i francesi non avrebbero concluso alcun accordo e, infatti, ci siamo permessi di suggerire in un precedente articolo che Fincantieri facesse un passo indietro, rimodulasse il progetto di investimento e negoziasse, nei fatti, clausole di tutela effettiva dei propri obiettivi.

E’ intervenuta la politica italiana e sembra che il controllo effettivo, sottoposto a condizioni ancora non divulgate, non sia in mani italiane. Perché il controllo si esercita nei fatti, in base ai rapporti di forza, influenzati, talvolta, da fattori meta economici. Il tavolo delle trattative, tra l’altro, si è affollato, dalla parte italiana, con la conseguenza che le responsabilità si possono annacquare. Anche Leonardo (ex Finmeccanica), non si sa perché, ha partecipato alla trattativa. Solo per dire la sua? O vuole vendere o comprare o cosa? Fincantieri e Leonardo sono due grandi imprese italiane, invidiate e concupite nel mondo (anche dai Paesi teoricamente alleati), tra le ultime rimaste, a tutela della Difesa nazionale e dei patrimoni di conoscenza, oltre che di impiego del risparmio. Teniamocele strette e non ci facciamo sorprendere da Macron.

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