Finanza cattolica in sofferenza

bazoli

La mappa del potere bancario sta cambiando rapidamente in Italia, e altrove. Personaggi, che fino a ieri sembravano intoccabili e non rilasciavano interviste, ora si “confidano” ai giornali.

Ultimo della lista, e il più noto, è senza dubbio Giovanni Bazoli, diventato presidente emerito di Intesa San Paolo, dopo avere passato la vita sul ponte di comando (che ancora non avrebbe mollato).

Se non fosse stato per Report, che, in modo assai impertinente, ha mandato in onda un servizio su suoi presunti antichi rapporti, Bazoli si sarebbe “rassegnato” ad un percorso di vita professionale ancora molto attiva e impegnata a favore della finanza cattolica. Invece, infuriato per le allusioni del servizio, è ricorso all’autorità giudiziaria.

Pochi anni fa, tutto questo non sarebbe successo. Bazoli è stato, ed è tuttora, un uomo di potere, preparato come avvocato e come banchiere, diventato tale per rimediare ai guasti della P2, su invito di Ciampi e di Andreatta. Così ha dichiarato al Corriere della Sera, giornale non suo amico, che l’ha ospitato a tutta pagina. Secondo noi, per dimostrare la debacle della finanza domestica, in favore della finanza che imperversa nel mondo globale.

Bazoli ha richiamato i suoi meriti, le relazioni importanti che l’hanno proiettato nei gradi alti del sistema bancario. Finché è durata, finché la finanza cattolica è esistita come effettivo contraltare della finanza laica, oggi vincente. Bazoli sostiene che oggi il mondo cattolico non “qualifica” più una banca. Noi confidiamo che non sia una banca a qualificare il mondo cattolico.

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