Faida nel salotto buono della finanza mondiale


Ken Fisher, finanziere americano di grande successo (come testimonia il suo patrimonio personale), “inventore” quaranta anni fa del quoziente di bilancio prezzo/fatturato, ancora praticato, ha scritto per il Sole 24 Ore l’interessante articolo Per investire i dati non bastano”, che commentiamo brevemente.

Fisher sostiene che, dopo Internet, non sono le informazioni sui dati delle società a fare la differenza, quanto la capacità personale del finanziere di rivedere i pregiudizi (nel senso proprio delle idee preconcette) e di andare anche controcorrente.

E fa l’esempio degli investimenti in azioni a bassa capitalizzazione, che nel 2009 hanno avuto successo, rispetto alla scarsa fortuna registrata nei mesi scorsi, in epoca coronavirus, malgrado i dati di Borsa e di bilancio dovessero, in teoria, confortare le scelte di investimento.

Ribadiamo, scanso equivoci, che, nella prospettiva di Fisher, l’investitore non è il piccolo risparmiatore, ma il fondo o la società di gestione, che contribuisce a determinare il mercato.

Non ci permettiamo di contraddire Fisher nella materia in cui ha tutto da insegnare e poco o niente da apprendere, mentre cogliamo l’occasione per notare, ancora una volta, quanto poco contino, a fini di risultato dell’investitore, le caratteristiche intrinseche delle società (patrimonio, tecnologia, alleanze, presenza di mercato, ecc.), rispetto alla massa di denaro che si immette – o si promette di immettere – sul mercato finanziario.

In sostanza, la finanza, accorta o meno accorta, influenza il mercato di Borsa, anche con le promesse di investimento o disinvestimento, sulla base della credibilità del pesce grosso rispetto al pesce piccolo, puntando a risultati eccedenti il margine industriale delle società. A spese del risparmio che viene fagocitato dai pesci grossi.

Non si trae una morale dall’articolo di Fisher, se non che il finanziere bravo guadagna una montagna di soldi, mentre, se è meno bravo, guadagna un po’ meno. Il risparmiatore, invece, ci rimette sempre.

Una curiosità su Fisher. L’anno scorso, in un convegno di finanzieri, non di educande, ha detto che gli squali corteggiano i capitali dei ricchi come le ragazze nei bar. I finanzieri si sono scandalizzati: squali sì, sciupafemmine no. E, con i loro sistemi, hanno messo mano ai media. C’è una faida in atto nel mondo della finanza.    

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