Euro, Prodi obbligato a disapplicare le leggi in vigore

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Polemica a distanza tra Prodi e Tremonti sull’euro. Prodi (principale responsabile delle modalità di introduzione dell’euro) sostiene che gli italiani hanno accolto l’euro con un senso di orgoglio collettivo. Tremonti, da parte sua, sostiene, criticamente, che l’Italia è entrata nell’euro per favorire gli interessi tedeschi, ma che, ora, l’uscita sarebbe distruttiva.

Prodi riconosce, quindi, la supremazia tedesca, alimentata dagli interventi di favore degli altri Paesi europei, tra cui l’Italia, ma scrive, in una lettera al Sole 24 Ore: “fui obbligato a non applicare le leggi in vigore, instaurando la regola che la nazione più potente poteva tranquillamente ignorare le decisioni della Commissione, vero organo sovranazionale”. Però, non spiegano perché, né Prodi, né Tremonti, la Germania dovesse essere favorita, su decisione di chi e con quali finalità di politica economica.

Visto che l’uno e l’altro sono stati due protagonisti, nelle rispettive funzioni, della politica di quegli anni e che le conseguenze negative per l’Italia potrebbero – forse – essere tuttora rimediate, un memorandum puntuale, con le date e le circostanze più significative, potrebbe essere messo a disposizione del Governo in carica e, perché no?, della pubblica informazione.

Invece, sia Prodi che Tremonti, polemizzano tra loro, ma, di fatto, non informano il pubblico su questioni di interesse attuale. Allora, gli rivolgiamo noi alcune domande: perché la Germania è stata favorita? perché il Governo italiano non intervenne a tutela degli interessi nazionali? perché Prodi fu obbligato e da chi? Le domande potrebbero essere più numerose e più stringenti, ma che almeno rispondano a queste.  

 

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