Disobbedienza civile, diritto di natura


L’economia è in crisi per la pandemia e per l’incompetenza al potere, che in parte riguarda la struttura di governo del paese, in parte altri soggetti, parimenti responsabili.

Non ci scordiamo che la pandemia ha accelerato lo stato di crisi, fatto di disoccupazione, di svendite delle grandi imprese, delle numerose amministrazioni straordinarie, dei fallimenti incalzanti nei tribunali, delle espropriazioni immobiliari, che hanno messo fuori casa migliaia di famiglie per responsabilità altrui. Ne abbiamo scritto spesso e lo faremo ancora.

Ora, vogliamo parlare di disobbedienza civile. Perché tali sono i casi degli imprenditori che si sono ribellati alle chiusure indifferenziate e ingiustificate, magari dopo gli ultimi risparmi spesi negli adeguamenti richiesti dall’emergenza sanitaria.

Secondo noi, che abbiamo competenza in materia di impresa, ma siamo perfettamente consapevoli di non essere depositari di verità esclusive, il default è stato progettato dal governo. Lo abbiamo scritto su queste colonne a chiare note all’inizio del lockdown e lo abbiamo ribadito a proposito dell’inutilità – a dir poco – della commissione Colao. Archiviata tra non poche polemiche.

Abbiamo accennato all’esigenza dell’analisi per la ripresa e alle priorità che coinvolgono scelte di politica economica e finanziaria. Tutto questo che è chiaro a noi, a maggior ragione deve essere chiaro a tutti quelli che  dispongono di un osservatorio più ampio e degli strumenti di interlocuzione.

I piccoli imprenditori non possono fare altro che ribellarsi. E fanno bene. Non è soltanto una questione di gerarchia di principi: costituzionali quelli dei ribelli, probabilmente anticostituzionali quelli del governo. E’ una questione di sopravvivenza. Che è diritto di natura.  

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