Dinasty Angelini Farmaceutici


Accade anche nelle migliori famiglie, che i figli non siano in perfetta sintonia tra loro e con i genitori. Accade meno spesso che il genitore, nel caso specifico artefice dell’affermato gruppo farmaceutico Angelini, anziano ma non vecchio decrepito, debba subire l’affronto di una indagine sanitaria, in sede giudiziaria, sulla padronanza dei mezzi intellettuali ancora a disposizione.

Dalle dichiarazioni rilasciate al Sole 24 Ore, sembra che il “vecchio” Angelini non se la sia presa troppo, tutto sommato i figli sono sempre “pezzi ‘e core”, anche quando si rivoltano contro, dopo un’infanzia, un’adolescenza e una maturità presumibilmente agiate, per merito del babbo, ora sotto accusa.

Comunque, il gruppo non è quotato, e quindi non ci sono azionisti esterni alla famiglia in trepidazione per il valore delle loro azioni. Però, trepidanti – legittimamente – possono essere creditori e dipendenti, che dai ricavi dell’azienda attendono di essere rimborsati o pagati.

Schiere di avvocati sono all’opera per difendere e accusare. Dalla posta in gioco (il fatturato non è lontano dai 2 miliardi e il valore dell’azienda si calcola in base alla previsione dei flussi di reddito) si direbbe che l’accordo – un’aurea transazione – sia ben lungi dall’essere raggiunto.

C’è un dato aziendale, però, rilevato nel corso dell’intervista, che non si spiega senza informazioni e che la famiglia, pur in contesa, farebbe bene ad affrontare in un comunicato. La cassa, buon per gli Angelini, è fornita: 800 milioni.

Nonostante l’evidente floridità, le banche hanno messo a disposizione del gruppo 500 milioni, presumibilmente a pagamento. Anche se i tassi pagati da un gruppo così importante e così florido sono bassi, comunque gli interessi costituirebbero un onere superfluo, se il finanziamento non fosse destinato a generare reddito, a seguito di un investimento indovinato.

Angelini ha dato l’indicazione che l’azienda non disdegna investimenti in joint venture con altri affermati gruppi farmaceutici. Un supplemento di informazione sull’impiego delle ingenti risorse finanziarie a disposizione dell’azienda comproverebbe la validità delle scelte della direzione, confortando dipendenti e terzi creditori.    

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