Diamanti e oro sopravvivono a pandemia e guerra


Tra i vari settori economici mondiali ed italiani, c’è chi gioca di strategia, attuando un percorso di analisi molto strutturato. È il caso del settore gioielli, oro e diamanti, che nel 2021 in Italia ha raggiunto un fatturato di 8,8 miliardi (+11,9% rispetto al 2019, battendo la crisi da COVID-19) ed ora, a causa della guerra ucraino-russa ha già delineato la linea di approvvigionamento (e supply-chain) grazie agli accordi con altre nazioni.

Negli ultimi 12 mesi il settore ha visto una contrazione importante, soprattutto a causa del rincaro energetico, con un rallentamento della produzione ed estrazione dei preziosissimi materiali.

Anche la guerra in tra Russia ed Ucraina sta avendo i suoi effetti apparentemente negativi. L’UE ha imposto il veto all’esportazione di qualunque bene di lusso superiore ai 300 euro, mentre gli USA hanno attivato l’embargo all’export dalla Russia di diamanti ed oro (che ad oggi è il Paese con il maggior numero di carati estratti ogni anno).

Al momento la limitazione imposta dagli Stati Uniti non sta avendo grossi impatti. Infatti, l’export russo si sta verticalizzando sull’India – che è uno dei principali operatori del settore della lucidatura delle preziose pietre, nonché nazione che non ha aderito alle sanzioni contro Mosca – consentendo di fatto la commercializzazione dei diamanti russi in tutto il mondo.

Proprio per questo, il mercato potrebbe inserire queste pietre nel catalogo dei “blood diamonds”, ovvero le pietre provenienti da zone o nazioni che finanziano la guerra.

Su questa linea, anche il Global Gold Transparency potrebbe prendere la stessa decisione, chiedendo la limitazione di utilizzo dell’oro russo alle aziende del settore gioielli.

Anche in Italia si sta cercando una strategia di compensazione. Durante VicenzaOro (la fiera del settore orafo italiano) il presidente di Federorafi, Claudia Piaserico, ha riferito che «tutti gli inviti sono stati confermati, e a fronte delle assenze dei buyer provenienti dalle zone del conflitto o da Paesi limitrofi, ci sono molti arrivi da Stati Uniti ed Emirati. La situazione è molto volatile, può cambiare tutto da una settimana all’altra, è difficile fare previsioni. Le prime valutazioni stanno riguardando il canale commerciale con la Russia: anche se al mercato russo è diretto meno dell’1% del nostro export, ci sono danni indiretti che riguardano per esempio il mercato turco, hub di riferimento per i rapporti con Mosca, poiché ci consente di superare alcune difficoltà doganali. La Turchia, peraltro, ha avuto ottimi riscontri nel 2021 e ha attratto il 5% del volume totale del nostro export. Inoltre, il consumatore russo è un big spender nei mercati internazionali, e la sua assenza avrà ricadute negative, anche se molto dipenderà dalla durata della guerra».

Ma, nonostante gli embarghi verso la Russia, il settore gode di forte flessibilità (a differenza del petrolio ed energia), un andamento confermato dalla stessa Piaserico che ha evidenziato come l’approvvigionamento continuerà senza intoppi grazie ai canali Stati Uniti e Sudafrica, senza dimenticare che l’implementazione dell’economia circolare (circular economy) ed il recupero dell’oro usato, limiteranno sempre di più la richiesta di estrazione. L’unica incognita rimane, però, il rincaro dei prezzi energetici che influenzeranno inevitabilmente il prezzo del prodotto finito, con ricadute negative sui prodotti – soprattutto – di fascia alta.

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