Dall’Europa un miliardo al giorno alla Russia per il gas


Il ministro della Transizione Ecologica Cingolani ha detto: “La crescita (dei costi) non è correlata alla realtà dei fatti, è una spirale speculativa”.

Parole pesanti. Bisogna dare atto al prof Cingolani di aver chiesto chiarezza e sarà compito del Governo mettere in atto i provvedimenti anti speculativi a salvaguarda di famiglie ed imprese ma questa dichiarazione deve servire per mandare anche un messaggio altrettanto chiaro: sulle energie rinnovabili non si deve fare speculazione.

Sole e vento sono sorgenti discontinue e la tecnologia dell’accumulo le rende continue, utilizzabili secondo le necessità che si possono dimensionare casa per casa, azienda per azienda e fabbrica per fabbrica con esclusione delle aziende energivore per le quali va riservata quella delle grandi centrali termoelettriche in una transizione carbone>gas, naturale> idrogeno.

L’acquisto e l’utilizzo di impianti fotovoltaici con accumulo è facilmente programmabile e il relativo pagamento dell’investimento consiste nel risparmio perpetuo che ne consegue per il non più necessario acquisto di energia elettrica dalla rete, acquisto lievitato nei costi nel corso degli ultimi mesi e che rimarrà elevato a causa della tensione dovuta alla ristrutturazione del mercato internazionale dei combustibili fossili anche per le tragiche situazioni di guerra.

Oggi il costo di un kWh prelevato dalla rete è arrivato a costare 0,3-0,5 euro. Oggi il costo di un consumo medio mensile di una famiglia per   circa 300 kW/h è mediamente di 120-150,00 euro/mese, pagato ai gestori della rete. 

Le aziende piccole, medi e grandi, ovviamente, consumano e pagano molto di più mettendo a rischio i bilanci aziendali. 

Un impianto fotovoltaico, per ogni kW installato, produce in Italia mediamente 1.200 kW anno, una media di 100kW mese. Installando 3kW produrremmo proprio i 300kWh mese che ci servono.  Costo medio di un impianto FV da 3kW con accumulo, euro 8-9.000,00, installato.

Basta fare due conti per vedere che i ritorni dell’investimento sono molto rapidi, tanto più rapidi all’aumentare dei consumi e delle dimensioni dell’impianto fotovoltaico che si riesce ad installare, come può essere nel caso delle aziende, piccole, medie, grandi.

Tutto al netto degli ulteriori benefici indotti da una scelta massiva di autoproduzione di energia solare che si auspica venga fatta a livello di Paese: riduzione della dipendenza dai combustibili fossili e dal gas, riduzione dei costi della produzione energetica, riduzione delle emissioni di CO2 in Italia, modernizzazione del paese, sviluppo di una cultura green verso le nuove generazioni.  

Dulcis in fundo, l’auspicabile crescita e consolidamento di un “sistema industriale italiano nel fotovoltaico per autoconsumo” che in Italia è possibile. Pare fatto ovvio che questa tipologia di impianti debbano essere considerati come beni strumentali da mettere in ammortamento e nelle imprese di piccole dimensioni dovrebbe essere considerato anche un credito di imposta. 

Nel comparto della produzione alimentare agricola ed  acquacoltura l’investimento va sostenuto dai fondi pubblici del MITE e del MIPAAF   poiché la crisi incombente alimentare per le tensioni dovute ad eventi bellici richiede per la produzione primaria nazionale  un sostegno reale,  anche in considerazione del valore di ecosostenibilità del programma di autonomia energetica con fonti rinnovabili: un impianto fotovoltaico da 100 kw con accumulo consente una mancata emissione equivalente  di 100 tons/anno di CO2  e migliora il bilancio aziendale  “patrimonializzando”  la spesa energetica, ossia da costo ad investimento tecnologico.

Infine è da tenere presente il valore aggiunto economico e sulla occupazione nell’uso diffuso di queste tecnologie che sono già tutte di produzione nazionale/europea.

 La transizione alle energie rinnovabili con accumulo diventa per il futuro quindi una assicurazione per il sistema industriale diffuso, per la produzione primaria e per la mitigazione dei cambiamenti climatici con costi che saranno ampiamente ristorati dal mancato ricorso al mercato speculativo dei combustibili fossili per i quali oggi è impossibile fare previsioni.

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