Criptovalute, allarme UE: sono attività rischiose per i consumatori


Le Autorità europee in materia di vigilanza del settore finanziario hanno avviato una campagna di sensibilizzazione nei contro l’uso semplicistico delle criptovalute, dichiarando che addirittura “i guadagni sulle cripto-attività sono troppo facili per essere veri? Pensate prima di agire”. L’obiettivo è quello di utilizzare i social media, per poter raggiungere il numero più grande di pubblico, soprattutto le nuove generazioni, totalmente inesperte di finanza.

Le ragioni alla base di questa scelta sono i “guadagni facili” promessi dal settore crypto, che nella maggior parte dei casi rendono labili se non nulli i guadagni, azzerando i capitali investiti dai consumatori.

Proprio per questo, le autorità UE EBA, ESMA e EIOPA hanno ribadito – in un documento a firma congiunta – che “i consumatori dovrebbero prestare attenzione ai rischi di pubblicità ingannevole, anche attraverso i social media e gli influencer. Dovrebbero essere particolarmente cauti nei confronti dei rendimenti rapidi o elevati promessi, specialmente quelli che sembrano troppo allettanti per essere veri. Dovrebbero essere consapevoli della mancanza di ricorso o protezione a loro disposizione, in quanto le cripto-attività e i prodotti e servizi correlati in genere non rientrano nella protezione esistente ai sensi delle attuali norme Ue sui servizi finanziari”. Nella comunicazione, le tre autorità di controllo hanno anche abbozzato un primo elenco dei principali rischi che potrebbero colpire qualunque consumatore non esperto o professionale, identificando negli investimenti in criptovalute elementi quali la volatilità, frodi, manipolazioni di mercato, mancata trasparenza, informazioni ingannevoli, assenza di protezione, complessità dei prodotti.

Alla base di questi allarmi risiede il fatto che le monete crypto e gran parte del fintech sono attualmente non regolamentate (de-regulation). Pertanto, non essendoci vincoli normativi, è necessario ridurre al minimo la possibilità che investitori non esperti si apprestino a compiere transazioni in questi settori.

Difatti, il presidente della CONSOB – Paolo Ciocca – ritiene che nemmeno gli allarmi delle autorità di vigilanza potranno davvero limitare questi rischi economici, occorrendo una regia legislativa unanime in tutta Europa.

Una necessità normativa rilanciata anche dalla guerra in Ucraina, che vede il mercato crypto e fintech come via d’uscita per arginare le sanzioni ed utilizzare sistemi e mercati paralleli per continuare ad operare senza tener conto delle sanzioni. Per Ciocca la soluzione più rapida è coinvolgere Bruxelles al fine di creare un piano d’azione comune per poi integrarlo “con un intervento normativo a livello nazionale, che definisca il cosiddetto ultimo miglio”.

Infine, le critpovalute sono nuovamente sotto la lente d’ingrandimento anche della autorità preposte al controllo ed approvvigionamento energetico, dal momento che questi strumenti sono tra i sistemi finanziari con il più alto impatto e consumo di energia. Nelle ultime settimane si era paventato anche una loro messa al bando – ad iniziare dal famoso Bitcoin – ma per il momento non sono in programma programmi d’azione diretti in questo senso.

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