Corriere della Sera, una lettera sul risparmio tradito mai pubblicata

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Nel mese di settembre, mentre era in preparazione l’ennesima rapina “salvabanche” a carico dei risparmiatori (in violazione di ogni possibile principio costituzionale), il direttore del Nuovo Mille ha chiesto ospitalità al direttore del Corriere della Sera sulla scia di precedenti interventi in tema di giustizia. Dopo qualche esitazione, il direttore del corrierone non ha pubblicato.

Non è dato sapere se si sia consigliato o sia stato sconsigliato, visto che la materia trattata nella lettera è calda e avrebbe potuto interessare milioni di risparmiatori traditi e di cittadini spremuti dalle tasse, illecitamente, se le tasse vengono distratte da infrastrutture e servizi di utilità comune per finanziare i buchi provocati da personaggi che si muovono nell’ombra, ma che possono essere individuati e fermati.

I lettori del web valuteranno se possa essere accettata la fola che miliardi e miliardi di euro siano usciti dal sistema bancario per finanziare imprenditori sfortunati, piuttosto che incalliti malfattori, se e quando i nomi, tutti i nomi, saranno resi noti. E se sia accettabile che l’Istat, non pizza e fichi, abbia definito falsi (testuale) oltre il 70 per cento dei project financing degli ultimi anni, e che nulla accada e si sappia, al massimo nei due, tre giorni successivi. Una svista dell’Istat, che peraltro non ha pubblicato i nomi, o del Sole 24 Ore o di entrambi? Coraggio, signori direttori dei giornali, pubblicate, informate i cittadini, perseguite i fatti e il dovere di cronaca, in poche parole FATE IL VOSTRO MESTIERE.

Egregio Direttore,

il dibattito sulla giustizia è stato ravvivato nelle scorse settimane dalla analisi dell’editoriale di Sabino Cassese, che ha provocato, sui temi trattati, la garbata polemica di Armando Spataro, procuratore capo di Torino, e la successiva replica di Beniamino Migliucci, presidente delle camere penali. Per la specificità delle esperienze e dei ruoli, Spataro e Migliucci si sono soffermati in particolare sulle questioni irrisolte della materia penale, dalla separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri alla carcerazione preventiva, alle intercettazioni, all’obbligatorietà dell’azione penale.

La materia civile, che pure costituisce un gravoso onere del funzionamento di sistema,  è stata appena sfiorata. Mi permetto, pertanto, di proporre a lei, a Sabino Cassese, ai due illustri operatori di giustizia citati, oltre che ai lettori del Corriere, alcune questioni di rilevante interesse economico generale, che non riscuotono la dovuta attenzione dei mezzi di comunicazione e discriminano profondamente gli strati sociali più deboli. Mi riferisco ai risparmiatori traditi dal malfunzionamento del sistema finanziario, che non vengono adeguatamente assistiti dall’ordinamento giudiziario e cessano di nutrire fiducia nelle istituzioni e nella giustizia.

I soci di controllo di società quotate, pur sottoposte alla vigilanza degli organi interni ed esterni, si arricchiscono regolarmente, quanto spropositatamente, in danno degli azionisti di minoranza, i cosiddetti investitori retail, che, negli auspici dei mentori del testo unico finanziario, tra cui Mario Draghi, avrebbero dovuto essere i destinatari della maggiore tutela. La legge viene violata. Miliardi di euro vengono sottratti ai risparmiatori e allo sviluppo delle attività di impresa con pesanti ricadute sulla credibilità del sistema finanziario e sull’economia. E’ una lesione degli interessi nazionali, è una emergenza nazionale.

Le numerose operazioni di leveraged buy out, prive della giustificazione economica richiesta dalla legge, che hanno infestato la Borsa negli ultimi anni, hanno prodotto perdite colossali a carico dei risparmiatori e si sono trasformate in dissesti preordinati e protratti, che, non di rado, invece di essere perseguiti a norma di legge, con ogni conseguente effetto, in conformità ai precetti della Corte di Cassazione, sono felicemente approdate al concordato preventivo.

La nota sentenza della Corte di Cassazione a sezioni unite che richiede il vaglio di legittimità del dissesto è ignorata. Le inerenti responsabilità di vario profilo, dei soci di controllo, degli imprudenti istituti di credito, degli amministratori, sono affidate all’oblio, il trattamento giudiziario dei dissesti è sperequato, in danno dei risparmiatori e dell’ordinamento. Gli interessi dei più deboli, meritevoli della maggiore protezione, secondo i principi e le norme della Costituzione, mediante la conforme, fedele, applicazione delle leggi, sono trascurati. L’ordinamento giuridico, nell’applicazione, è sovvertito.

E’ una emergenza economica e finanziaria, ma è anche una emergenza di giustizia. Il fenomeno di specie è periodicamente denunciato con onestà intellettuale, in contesti diversi, da eccellenze della cultura giuridica ed economica, tra cui Gustavo Zagrebelsky, Fulvio Coltorti, Sandro Trento, Luciano Canfora, e l’elenco potrebbe proseguire, ma non viene debellato. Alcune operazione del tipo non sono esenti da critica nemmeno sotto il profilo fiscale. Se il particolare leveraged buy out è privo di giustificazione industriale, gli oneri dell’indebitamento funzionale all’acquisizione gravano sulle casse sociali nell’interesse esclusivo dei soci di controllo, non dei soci di minoranza, che perdono patrimonio sociale e valore, né dell’impresa. Perché premiare i soci di controllo anche in danno dell’erario e quindi della collettività, esaltando il privilegio di pochi su tutti?

Almeno altri due fatti eclatanti caratterizzano l’emergenza economica e sociale, che si riflette sull’applicazione della legge e sul funzionamento della giustizia. I buchi neri dei crediti deteriorati, i cosiddetti non performing loans –  npl, degli istituti di credito di tutte le dimensioni e dislocazioni. 350 miliardi secondo le stime più recenti, che non comprendono i crediti in sofferenza. Buchi neri affidati ai commissari di fiducia, in carica per anni, ignoti a chiunque abbia interesse a conoscerli, azionisti, creditori e debitori sperequati, ma agognati da banche di affari avide di profitti. Quindi, tanto deteriorati non sono! Quanto meno la cessione e la scomparsa di ogni traccia dai conti delle banche dovrebbero essere precedute da una grande, meritevole, operazione trasparenza!

L’altra sconcezza sociale, economica e giuridica, è rappresentata dalle società partecipate territoriali, stigmatizzate da Cottarelli, tributarie di gran parte del debito pubblico che sfugge ai dati statistici: decine, forse centinaia di miliardi sottratti ai cittadini e gettati nel calderone delle clientele nella forma di società sottratte ai controlli pubblici, ma non – volendo – al controllo giudiziario, adito da parte di chiunque ne abbia interesse. Cottarelli gentilmente le ha definite inutili. La definizione potrebbe essere ben più scabrosa. Tanto più che, di recente, l’Istat ha verificato la falsità di un numero imbarazzante (circa il 70 per cento) delle operazioni di project financing, a carico dell’erario (invece che della redditività specifica, in conformità alla norma di legge), ma a controllo privato.

Complessivamente, l’importo del risparmio tradito, sottratto alla buona economia, e delle risorse finanziarie, affidate alle banche e all’erario per gli scopi istituzionali, ma distratte dalla destinazione naturale, non sembra lontano dalla metà del debito pubblico, essendo, invece, prossimo a incresciose ipotesi di corruzione, quanto meno per fatto statistico. I riflessi a carico dei cittadini, nella veste di risparmiatori e anche dei giovani avvocati “che credono nella giustizia e nei due piatti della bilancia che la rappresenta”, così meritevolmente ricordati da Spataro nel suo intervento, sono drammatici. Eppure, gli avvocati potrebbero offrire un notevole contributo di professionalità alla tutela degli interessi generali e pubblici, se fossero chiamati o legittimati a farlo, come, ad esempio, avviene negli Stati Uniti. La ringrazio per l’ospitalità,

Ugo Scuro

Avvocato in Roma

(indirizzo e-mail: uscuro@tin.it)

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