Contributo alle perplessità di Jean Claude Trichet


Jean Claude Trichet, predecessore di Draghi alla guida della Bce e in precedenza presidente della banca centrale francese, si è interrogato, in un fondo del Sole 24 Ore, su come possa essere riconquistata la fiducia dei cittadini nel sistema bancario e nel sistema finanziario, avendo premesso che entrambi i sistemi sono stati gravemente compromessi dagli scandali emersi in seguito alla crisi globale del 2008 e che si debba fare molto di più di quanto finora sia stato fatto, soprattutto in termini di prevenzione.

“Per cambiare le cose davvero, bisogna andare al cuore dell’operatività quotidiana”,  prosegue Trichet, che, nella analisi, tende a distinguere le responsabilità dei consigli di amministrazione dalle condotte improprie dei dirigenti e attribuisce, in prospettiva, una più incisiva capacità di intervento alle banche centrali “costernate dall’incapacità di molte istituzioni finanziarie di prendere misure decise per affrontare le complesse problematiche interne di condotta etica e cultura aziendale”.

Trichet ovviamente sa di cosa parla, essendo stato al vertice di due banche centrali ed essendo osservatore attento e informato, anche in virtù dei consessi nei quali siede. E, allora, così stando le cose, l’intervento delle banche centrali non è ulteriormente procrastinabile, almeno per l’Italia. I dati sono eloquenti. Quanto alle banche, il dato – presumibilmente non definitivo – dei crediti deteriorati (non performing loans – npl) veleggia verso i 350 miliardi e non comprende i crediti in sofferenza.

I commissariamenti, che durano un tempo infinito, ben oltre le previsioni di legge (affidati a nomi ricorrenti), non risolvono e non rivelano, impedendo a chiunque abbia diritto o interesse di verificare la effettività dello stato dei npl. Siccome alcuni nomi di debitori “privilegiati” girano, è consentito dubitare che gli interessi generali e pubblici, data la materia, siano adeguatamente curati. Il capitolo del sistema finanziario è altrettanto grave e deprimente.

La borsa è infestata da dissesti non perseguiti a norma di legge e le istituzioni di settore sono restie a intervenire, malgrado l’evidenza che i soci di controllo si arricchiscono – illecitamente – alle spalle dei soci di minoranza e dell’attività di impresa, con conseguenze durevoli a carico del risparmio, delle imprese e della fiducia degli investitori retail (che negli auspici di Draghi, mentore dei lavori preparatori del Tuf, avrebbe dovuto essere al centro della protezione di sistema). Ecco, per rispondere al quesito di Trichet: come intervenire? Anche ascoltando le voci degli avvocati che, con grande sacrificio personale, prestano la loro attività in difesa dei risparmiatori più deboli.

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