Contestazione di Draghi, tutta da definire


Tornare alla crescita” e “Finanza per lo sviluppo” sono i capitoli della relazione di Draghi governatore della banca d’Italia, anno 2006. Due anni dopo la crisi sarebbe esplosa prepotente nel mondo industrializzato, ma i prodromi erano presenti e ben visibili anche negli anni precedenti.

E il governatore, coscienziosamente, dichiarando il suo compito di consigliere silenzioso e fidato del governo dell’economia, riservato alla funzione, non si è sottratto né allora, né in seguito, alla responsabilità di indicazioni non necessariamente gradite al principe di turno. Alla guida della Bce, Draghi ha conservato il cipiglio del governatore e la passione del civil servant, memore delle lezioni di Caffè che insegnava la necessità dell’intervento pubblico nel mercato, allo scopo di consentirne il funzionamento.

Il mercato non fallisce, fallisce l’ordinamento inapplicato. Infatti, Draghi non perde occasione per confermare il proprio impegno di banchiere europeo con cuore italiano e per sollecitare le iniziative di impresa e la risposta delle istituzioni nazionali, che spesso mancano.

Iniziative di cittadini meritevoli, come “Arte e impresa” promossa dal Rotary Club di Vicenza Berici e sostenuta dalla Fondazione Roma e “Per la rinascita di San Benedetto del Tronto” promossa da privati cittadini e dal Rotary Club locale, confortano le attese di ripresa. Episodi come la recente contestazione di Draghi, commosso partecipe della commemorazione di Caffè, provocano sconforto.

Ma la contesa per la presidenza della repubblica è già iniziata e l’episodio si inserisce nel quadro della contesa.

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