I complici dello spread

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Il macigno della politica economica italiana è il debito pubblico, che provoca il deficit di bilancio e inquieta i (cosiddetti) mercati, cioè quei finanzieri senza volto (non così tanti), che si alleano tra loro e influenzano, di fatto, le scelte degli Stati, sbeffeggiando la sovranità popolare. Così è nato il (cosiddetto) sovranismo, che è, nella visione della finanza globale e dei mentori politici e mediatici, una degenerazione della sovranità, introdotta dalla Pace di Westfalia nella comunità internazionale, di allora, e dichiarata, in Italia, dalla Costituzione della Repubblica.

In sostanza, la finanza globale, rappresentata nell’Unione Europea dalle personalità di maggior spicco, Juncker e Moscovici, per dire i due più esposti nelle settimane più recenti, e, in Italia, da una parte del Pd e, ormai visibilmente, da Forza Italia, e dai giornali amici, tra cui il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore, vuole assumere indirettamente la guida del Paese, come è accaduto con altri governi, allo scopo di trarne vantaggi finanziari e di sostenere i politici amici.

Fantapolitica? Teoria del complotto? Noi parliamo di fatti e di numeri, noti a tutti quelli che li vogliono vedere. Il debito pubblico è stato al servizio della politica fin dagli anni 70, ma, da un certo punto in poi, ha galoppato. Curiosamente in coincidenza con le iniziative di politica economica che più avrebbero dovuto contenerlo o ridurlo.

Ne citiamo due: la fase delle privatizzazioni di fine anni 90 (Governi Prodi – D’Alema), che avrebbe dovuto concorrere alla riduzione del debito e si è risolta in regalie (una delle quali è drammaticamente emersa in occasione del ponte Morandi), e l’investitura del Governo Monti, austero con gli italiani e meno con le banche estere, francesi e tedesche, a cui ha fatto affluire 60 miliardi, non ancora restituiti, affamando i pensionati e incrementando il debito pubblico del 13 per cento. Se questa è austerità!

Quanto costa quel 13 per cento in più alle casse dell’Erario italiano? Certamente più dello stanziamento di bilancio del 2019 per contrastare la fame e la disoccupazione. Il Sole 24 Ore e il Corriere della Sera sono perfettamente informati di questo, ma non lo dicono ai lettori. Lo diremo in un prossimo articolo.

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