Ceto medio discriminato anche in tribunale

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Assistiamo, da qualche tempo, a due forme di discriminazione della giustizia, l’una in favore degli immigrati di colore, che vengono assolti per lo “stato di bisogno” in cui versano (pusher e scafisti), l’altra in favore dei finanzieri e dei banchieri, che non vengono imputati, in sede penale, e non vengono condannati al risarcimento dei danni provocati, in sede civile.

Riconosciamo da soli, prima che ci venga obiettato, che l’assoluzione degli uni, e la mancata imputazione o la mancata condanna degli altri, possano essere del tutto conformi alla legge, per riflettere, nel caso dei pusher e scafisti, la tenuità del fatto o un effettivo stato di coercizione idoneo a determinarne la non colpevolezza, e, nel caso dei finanzieri e banchieri, l’assenza, accertata in giudizio, di dolo o colpa, o, perfino, l’assenza di elementi idonei a provocarne l’imputazione o le premesse della condanna risarcitoria.

Come, in effetti, i loro legali sostengono nelle varie sedi giudiziarie, sulla base dell’idea (delirante, secondo noi) che la scomparsa (accertata) di miliardi, nei modi più fantasiosi, sia l’effetto del “mercato”, e che, in questo effetto, si sostanzi il neoliberismo. Non è una battuta, è la tesi sostenuta dagli avvocati che difendono i bancarottieri (nell’adempimento della funzione difensiva ed è comprensibile, ma è meno comprensibile che la tesi sia accolta). Ma soprattutto questo sostengono, nei giornali e nei talk show, per creare “cultura”, economisti e analisti eccellenti (ignoranti o, più probabilmente, in cattiva fede, secondo noi).

Il mercato, infatti, altro non è che la mancata accoglienza del prodotto da parte dei consumatori o l’incapacità dell’imprenditore di organizzare i fattori della produzione. Invece, se l’imprenditore scappa con la cassa, quello non è mercato. Se, per effetto della rapina, il valore delle azioni scende, quello non è mercato. Se i crediti deteriorati non vengono riscossi dalle banche titolari, ma, con successo, da società estere “specializzate”, quello non è mercato (a noi sembra, piuttosto, distrazione). E così via, si potrebbe continuare a lungo.

Quindi, curiosamente, la difformità di trattamento giudiziario, che realizza la discriminazione, influenza direttamente due strati sociali, della attuale abborracciata comunità italiana, quello basso e quello alto, in danno dello strato medio, ex ceto medio, sempre più in affanno, che subisce sia il degrado provocato dalla nuova criminalità, che le rapine dei colletti bianchi, felici e impuniti.

Ricordiamo che l’uniformità di trattamento giudiziario è uno dei principi cardine dell’Ordinamento e dello Stato di Diritto. 

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