Caso Embraco: Calenda alza la voce in Europa


Il Ministro Calenda si è adirato, ha esecrato gli interlocutori inaffidabili dell’Embraco ed ha annunciato rimostranze in Europa, per rimediare alle distorsioni (che talvolta sfuggono al controllo dei cerberi di Bruxelles, a vantaggio di pochi e a svantaggio di molti). Ottimo! Per quanto possiamo, il Ministro, nella difesa degli interessi nazionali, ha tutto il nostro sostegno, oltre – ciò che più conta – a quello della legge, che disciplina i contratti tra imprese, tra cui le operazioni straordinarie di acquisto e di fusione. E’ una materia che non presenta difficoltà interpretative, è regolarmente confermata dalla Corte di Cassazione ed è informata ai principi della Costituzione (articolati nella legge civile).

I contratti tra imprese non possono – per legge – essere illeciti, contrari all’ordine pubblico economico (un concetto prezioso, introdotto nel codice da scienziati del diritto, quali Filippo Vassalli ed Emilio Betti, ora al centro di un rinnovato interesse di studio) o privi della “meritevolezza”, che consiste nell’equilibrio tra il risultato dell’attività di impresa e l’utilità sociale, prevista dalla Costituzione nell’articolo sulla libertà di iniziativa economica. Tutte baggianate? Molti operatori (gli imprenditori e i loro consulenti) e regolatori (le istituzioni e le autorità di settore) lo hanno pensato per anni, oppure hanno pensato ad altro, e ora i nodi vengono al pettine.

Non pochi dissesti si spiegano semplicemente con l’inosservanza delle norme di legge. Noi lo abbiamo dimostrato nel caso del dissesto di una società quotata, Seat Pagine Gialle Spa, che per otto anni è sfuggito al controllo dei regolatori, finché gli azionisti di minoranza, assistiti dai nostri legali di riferimento, non hanno sollevato le legittime contestazioni. Ancora non sono stati risarciti (per disservizi di sistema), ma gli amministratori sono stati rinviati a giudizio penale e i soggetti obbligati al risarcimento sono aumentati.

Anche la famigerata acquisizione di Banca Antonveneta da parte del Monte dei Paschi di Siena, che è all’origine della crisi della banca (perdurante, malgrado le iniezioni continue di miliardi), merita di essere esaminata nella prospettiva del risarcimento. Lo abbiamo suggerito ai vertici della banca e lo abbiamo scritto. Ancora niente! Siamo certi, poi, se non altro per legge statistica, che una parte dei crediti deteriorati (circa 300 miliardi) potrebbe essere recuperata (dalle banche creditrici, invece della cessione dei diritti di credito) nei confronti di soggetti corresponsabili a vario titolo e che i “tavoli” delle crisi di impresa potrebbero risolversi meglio e più rapidamente, se l’esame delle cause tenesse conto di fattori strutturali originari. Insomma, Calenda si può e si deve legittimamente alterare, quando sono in gioco la reputazione del Paese e i destini delle imprese e dei dipendenti, perché la legge non è stata osservata.

 

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