Caso Bekaert, quali responsabilità

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A Figline Valdarno c’è la sede della Bekaert S.p.A., filiale italiana della omonima multinazionale, specializzata nella produzione di steel cord, componente d’acciaio dei pneumatici. La multinazionale Bekaert impiega decine di migliaia di persone, vende in tutto il mondo e fattura oltre 4 miliardi. Uno pneumatico su tre, nel mondo, è rinforzato con steel cord Bekaert.

La tecnologia è indiscutibilmente avanzata e il Gruppo è protagonista di settore. I 318 dipendenti italiani, però, sono stati tutti licenziati (inaspettatamente) nello scorso mese di giugno, in previsione della chiusura dello stabilimento italiano. La vicenda è drammatica per l’economia del Valdarno, già gravemente offesa dal dissesto (mai rimediato e sanzionato) del Monte dei Paschi, e per la ricollocazione dei dipendenti, gran parte dei quali, per l’età non più giovane e per carenza di offerta, rischia di non trovare un altro lavoro.

La trasmissione televisiva In Onda ha dedicato alla vicenda un ampio servizio giovedì 6 settembre, ospite in studio Zingaretti, candidato alla segreteria del Pd. I dipendenti, riuniti sul piazzale dello stabilimento, sono stati intervistati e hanno dialogato con Zingaretti.

Oltre alle manifestazioni di legittimo sconforto personale, sono emersi due dati politici: il Pd, erede del Pci, in passato dominante nella zona, è latitante; molti dipendenti hanno dichiarato di avere votato la Lega. Zingaretti ha assorbito la botta con savoir faire, ha attribuito le responsabilità del mancato ascolto e della mancata prossimità alla segreteria di Renzi (suo possibile concorrente, diretto o per interposta persona, nella corsa per la segreteria) e ha promesso di recarsi a Figline, quanto prima, senza clamore, nel silenzio delle telecamere, presumibilmente per svolgere un intervento politico a salvaguardia dei dipendenti licenziati, se non dei posti di lavoro.

Noi, a scopo informativo, lo abbiamo già fatto. Il giorno successivo, venerdì 7 settembre, nel pomeriggio, il nostro redattore Ugo Scuro, avvocato, si è recato nello stabilimento, si è presentato e ha chiesto in portineria di parlare con un sindacalista o un rappresentante dei dipendenti, per fare un’inchiesta o, almeno, per scrivere un articolo, che informasse anche sulle modalità di cessione della filiale da parte della Pirelli. Non sfugge, infatti, che la Pirelli, produttrice di pneumatici, in teoria, non avrebbe avuto interesse a disfarsi dello stabilimento produttivo, se non nella prospettiva di una ristrutturazione dell’attività o nell’ambito di accordi più estesi, con la stessa Bekaert o con altri soggetti interessati al mercato di riferimento, e, comunque, con modalità idonee a prevenire ogni presunzione di collusione tra multinazionali in danno del mercato e dello stabilimento produttivo.

Nella circostanza e nei due giorni successivi, il nostro redattore non è riuscito ad assumere le informazioni necessarie per l’inchiesta e, come è nostro costume, per sollecitare l’attenzione, sulla vicenda, delle istituzioni di settore, soprattutto quando alcuni aspetti della cessione meritano di essere discussi nei vari ambiti. Quindi, al momento, non possiamo che segnalare l’esigenza di approfondimento del contratto di cessione da Pirelli a Bekaert ad alcune personalità del territorio e le legittime aspettative di tutela dei dipendenti, rispetto ai loro diritti, sia a Zingaretti, rappresentante dell’antico partito di appartenenza, sia a Salvini, rappresentante del partito di recente elezione.

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