Caso ATAC, nulla è scontato

Foto LaPresse
28-11-2013 Roma
Cronaca
Sit-in di protesta davanti la sede ATAC del comitato ex interinale ATAC e comitato pendolari tratta Roma/Ostia

Le attività del concordato ATAC procedono alacremente, tra qualche polemica. Siamo alle porte dell’assemblea dei creditori, prevista per il 19 dicembre, e i fornitori si dichiarano rassegnati ad un magro bottino. Qualcuno dice il 10 per cento, più o meno. Perché le banche, munite di crediti privilegiati, faranno la parte del leone.

I commissari giudiziali sono consapevoli della delicatezza della funzione di natura pubblica – privata, che richiede una oculata gestione della procedura e una attenta amministrazione delle risorse, e non esitano a sollecitare gli organi della società a promuovere le azioni giudiziarie a carico dei dirigenti del passato che abbiano dato prova di inadeguatezza (o peggio). Le passività della società, infatti, sono certe e definite. Le attività meno, perché nel novero potrebbero rientrare le previsioni dei risultati utili di iniziative giudiziarie risarcitorie.

Nell’ambito di una società dotata di effettiva personalità giuridica e di autonomia patrimoniale, l’esercizio della contabilità previsionale non è molto complicato. Ma l’ATAC, come abbiamo scritto in precedenza, è una realtà complessa, in cui si mischiano responsabilità operative della politica e responsabilità delle banche di non immediata decifrazione.

La stessa Sindaca Raggi, in rappresentanza, in effetti, sia della politica, che dell’amministrazione, è incorsa nel protagonismo di un differimento del credito di circa 500 milioni del Comune di Roma, per toglierlo dal concorso dei creditori. Se non ci fosse il suo retropensiero che i Sindaci precedenti abbiano male amministrato il Comune e le società municipali e che il Comune di Roma debba pagare, come capro espiatorio, lo scotto di questa cattiva amministrazione, la decisione della Sindaca sarebbe inspiegabile.

Allora, lo stesso ragionamento si può applicare alle banche, che hanno finanziato il Comune e le società municipali, l’ATAC in questo caso, pur sapendo che la gestione era compromessa e che altri creditori avrebbero sofferto le conseguenze dell’eccesso di finanziamento.

Grillo in passato è stato feroce sul patto scellerato tra banche, giornali e imprese eccellenti, ma non ha incluso nel novero dei pattisti il Comune di Roma, malgrado il debito monstre. Su tutta la vicenda la Corte dei Conti, consapevole che un danno erariale ci può stare, continua ad esercitare la massima attenzione. Insomma, nulla è scontato. A noi risulta, infatti, che qualche fornitore più avvertito comincia a chiedersi se i conti sono equilibrati e se non possa intervenire un deus ex machina, nella veste di un protagonista pubblico o privato che dia fuoco alla polveriera.

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