Caso ATAC, non ci sono nemmeno le premesse per l’ammissione a concordato preventivo

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Alla Corte dei Conti non è sfuggito che il caso ATAC sia meritevole di attenzione anche sotto il profilo dei conti pubblici. Così come al Pubblico Ministero addetto agli Affari Civili non è sfuggito che la gestione della società sia critica sotto molteplici aspetti. Noi abbiamo scritto, primi tra tutti, che l’ATAC sia un caso, destinato, in quanto tale, a costituire un precedente politico e giudiziario. E abbiamo precisato – non una sola volta – che dubitiamo fortemente che la società sia, per sua natura, ammissibile al concordato preventivo o ad altra procedura concorsuale. Lo diciamo meglio.

Una società è dotata di capitale e patrimonio, di autonomia e di scopo sociale conforme. Per questo motivo, una società è terza, rispetto ai soci e a tutte le parti, banche comprese, che concorrono, nei rispettivi ruoli, alla gestione e all’approntamento delle risorse necessarie. Si può sostenere che l’ATAC si trovi in questa condizione, che è propedeutica perfino all’esame di ammissibilità a fini di risanamento? Il piano, molto controverso, sotto il duplice profilo professionale ed economico (ricordiamo che il Tribunale Fallimentare l’ha rimandato al 30 maggio e che i 12, e passa, milioni di parcelle hanno provocato un certo scandalo), dovrebbe, nelle premesse, stabilire che la società si può candidare alla procedura di concordato. Anzi, secondo noi, la struttura giuridica del Comune, di concerto con la Sindaca e con l’Assessore competente, se non con il Consiglio Comunale, data l’importanza dell’argomento, avrebbe dovuto esaurire la questione, prima di andare in Tribunale, anche per evitare la diffusione di notizie che sconcertano i cittadini romani e il mondo intero.

La decisione del Tribunale Fallimentare sarà ascritta a precedente storico e i firmatari non vorranno esporsi a critiche. Gli altri Uffici pubblici impegnati, a vario titolo, nell’esame del caso (che, con i Bus “autocombusti”, sta assumendo sempre più valenza giudiziaria meritevole di accertamento penale), daranno il loro contributo, ma, prima di tutto, qualcuno deve dire ai cittadini romani, con ogni più ampio dettaglio, che l’ATAC può essere ammessa al concordato e che la sua natura cangiante, malgrado tutto, si presta.

Noi – sia chiaro – pensiamo il contrario e abbiamo chiesto che sia pubblicato almeno il piano di risanamento, perché la Sindaca, un tempo affezionata allo streaming e alla regola (evidentemente superata) dell’ “uno vale uno”, offra ai cittadini romani la prospettiva di una effettiva partecipazione, dovuta, da una rappresentanza democratica, istituzionale e politica, o, quanto meno, materia di dibattito, sulla base di documenti e di leggi, non di aria fritta, altrettanto dovuta, visto che l’ATAC insiste sulla fiscalità generale, del Comune e dello Stato. Nel frattempo, nulla di nuovo sul fronte dell’opposizione (Pd e Fratelli di Italia). Opposizione, se ci sei, batti un colpo.

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