Caso ATAC, filtrano notizie sul piano di risanamento

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E’ filtrata la notizia che il famoso, ma sconosciuto, piano di risanamento dell’ATAC, ancora sottoposto alla valutazione della Corte dei Conti, del Tribunale di Roma, Sezione Fallimentare, e della Procura della Repubblica, Ufficio Affari Civili, prevede circa 1.500 “risorse umane” in uscita “per superare la prova del concordato”, secondo il Corriere della Sera, che prosegue “ATAC fa ricorso a tutte le sue energie e promette di intervenire anche sulla voce monstre del proprio bilancio, quella relativa ai costi dei suoi 11.367 dipendenti”.

Detto così, sembra che la dirigenza dell’ATAC e la Sindaca, sentendosi inadeguate alla bisogna (che richiede di mettere mano al clientelismo di vecchia data, che ha inquinato la gestione), si siano rivolte al Tribunale per sopperire alle loro incapacità (non necessariamente personali, ci sono incapacità politiche, che si devono risolvere sul piano della politica).

Il Tribunale fa un altro mestiere, non è il consulente della Sindaca e del Comune di Roma. Le scelte di gestione (dalle dismissioni agli investimenti, graduali e verificabili, ci sono tutti gli strumenti di economia aziendale) sono funzione e prerogativa della dirigenza, ascoltata la Giunta e la Sindaca, che deliberano. In quali sedi? Dato l’intreccio perverso dei conti, che esclude l’autonomia patrimoniale e la personalità giuridica dell’ATAC (necessarie per l’ammissione a concordato preventivo), la Sindaca vota in Assemblea Capitolina la postergazione (fino all’anno 2036, poi si vedrà) del credito (di circa 500 milioni, come se fossero soldi suoi o dell’Assemblea Capitolina) nei confronti dell’azienda, che assume, in sede sociale, delibere consentite dall’intervento esterno.

Ma il Comune di Roma non è un Gruppo economico, che ragiona come holding, e le società partecipate non sono scatole cinesi. Non ce l’abbiamo con la dirigenza dell’ATAC (né con la Sindaca), vorremo soltanto che facessero il loro mestiere, rispettivamente amministrativo e politico. Che richiede una progressione, verificabile, apparentemente disattesa. E’ stato chiesto un parere ad un esperto di chiara fama, prima di adire la procedura di concordato? Lo abbiamo chiesto più volte e non abbiamo avuto risposta. Il cosiddetto piano di risanamento è frutto dell’impegno della dirigenza aziendale o di esperti esterni? E ci vogliono grandi esperti per capire che uno dei problemi di gestione è rappresentato dall’eccesso di personale e dalla mancata qualificazione di una parte del personale?

Non sappiamo se la Sindaca apprezzi la nostra opinione. C’è di buono che è del tutto gratuita. Nel frattempo, gli assessori alle società partecipate se ne vanno. Ne ricordiamo due: uno nei giorni scorsi (sarà un caso!), un altro (bravo, Colomban) l’anno scorso. Abbiamo chiesto ad assessori in carica e consiglieri il punto di vista della maggioranza e dell’opposizione sull’ATAC. Ne daremo conto a breve ai lettori.

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