Il Buon Made in Italy: occasione di crescita

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Le notizie in questi giorni della presenza della criminalità organizzata della intera filiera agroindustriale  è drammatica e sanziona la mancanza sia della Politica nel comparto agroindustriale che della  incapacità del mondo produttivo – produzione e trasformazione – di darsi concrete regole di trasparenza; la gestione poi della GDO volta a massimizzare i propri profitti piuttosto che remunerare dignitosamente il duro lavoro degli agricoltori fa il resto.

Eppure sul mercato internazionale il prodotto Made in Italy ha successo, come pure quello che si richiama a questo prestigioso marchio con produzione estera che danneggia comunque la produzione nazionale. Il vino gode di una stagione felice non solo per la qualità cresciuta in questi anni ma anche perché la filiera dei controlli – obbligatoria per i prodotti alcolici – è più efficiente nella consapevolezza dei produttori che una sola pecora nera condanna l’intero branco alla diffidenza dei Consumatori che hanno oggi grande possibilità di scelta.

Nell’olio di oliva non è ancora soddisfacente la situazione anche se i controlli sono aumentati e sono pendenti processi anche penali di grande importanza, non solo giuridica ma anche di impatto sulla pubblica opinione. I produttori hanno la loro parte di responsabilità nella elusione costante delle norme  ma finchè una normativa non farà differenza merceologica tra “olio prodotto” ed “olio confezionato”   sarà molto difficile per il Consumatore essere sicuro di avere scelto un olio di oliva vergine autenticamente Made in Italy, ovvero con olive italiane, molitura e confezionamento a filiera corta, uniche garanzie di una produzione di qualità elevata.

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La certificazione di produzione dovrebbe essere fatta ai frantoi con una certificazione dell’origine delle olive e della loro data di raccolta: ma chi certifica poi i certificatori?

La logica di tracciabilità dell’olio si può tranquillamente traslare alla filiera lattiera casearia o a quella delle carni – già da tempo rigidamente controllate – ed al prodotto ittico, ma il problema generale è quello di mettere il Consumatore in grado di accedere alla filiera della tracciabilità e dei relativi controlli. Oggi le tecnologie informatiche in grado di gestire dati biologico/molecolari possono consentire una tracciabilità integrata, ma manca una normativa che abbia valore legale e che possa valorizzare la potenzialità industriale ed economica dell’autentico Buon Made in Italy.

Intanto attendiamo l’esito dei procedimenti giudiziari in atto nella speranza che possano nel futuro  dissuadere i disonesti e premiare coloro che del mercato abbiano anche una visione etica.

 

 

Conversazioni
16 3 2017 - 17:59

Salve , fermo restando che sia in ambito nazionale che oltre confini il Consumatore finale è sempre più ConsumAttore, è oramai imprescindibile normare a livello centrale la reale sicurezza e tracciabilita ‘ alimentare per conferire l’ indubbio valore aggiunto , in termini nutraceutici , salutistici e perché no economici , alle inimitabili e irriproducibili eccellenze dell’ agroalimentare MADE IN ITALY 100%. Ottimo l’ articolo ….di cui sopra .

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