Boccia invoca piani triennali

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“Serve un piano triennale credibile e ambizioso da discutere con l’Unione Europea”, dice Boccia, presidente di Confindustria. Forse Boccia ignora la storia dei piani quinquennali staliniani, che servirono a Stalin per annientare l’opposizione interna, ma provocarono la grande carestia in Russia e contribuirono allo spoglio e alla disgrazia dei paesi limitrofi, fino alla liberazione del 1989. In Ucraina, ancora si ricorda la grande carestia degli anni 30 come il periodo più infausto dell’epoca moderna.

Certo, il piano triennale, caro a Boccia, avrebbe un effetto più contenuto e l’Italia degli anni 2000 non è la Russia degli anni 20 e 30. Ma bisogna sorvegliare perché non lo diventi. Vorremmo sapere se l’Ufficio Studi di Confindustria stia preparando veramente un piano triennale da proporre alle imprese associate, e se abbia fatto qualche sondaggio e con quale esito. Le grandi imprese potrebbero aderire, se venissero offerte le prebende che hanno caratterizzato la politica economica italiana dell’era repubblicana.

Chi non ricorda le Partecipazioni Statali, i finanziamenti a pioggia (che forse non erano esattamente a pioggia), le imprese in dissesto, pubbliche private, tenute insieme dalla programmazione e dal clientelismo.

Il ruolo dello Stato nell’economia, forse mai praticato, né prima del 1994, né dopo, si esaurisce nella realizzazione delle condizioni per la pratica dell’attività economica. Il resto compete alle imprese e al sistema di finanziamento delle imprese, costituito da banche e Borsa Valori. Ma sappiamo come hanno funzionato le banche e la Consob. Non servono piani. Servono capacità e rispetto delle leggi, dell’economia e dell’ordinamento giuridico.

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