Il bilancio di Mediaset Premium


Il conflitto tra Mediaset e Vivendi non è destinato a soluzione immediata. Anzi, i segnali che periodicamente giungono dall’uno e dall’altro contendente (di ieri la dichiarazione dell’amministratore di Vivendi sulle opzioni alternative del Gruppo “per costruire un operatore latino”) consentono di ritenere che la lite riguardi la visione di settore e la strategia a lungo termine dei due Gruppi e non si limiti, quindi, ad una banale scaramuccia negoziale. Il famoso accordo contestato è stato presentato finora dai contendenti come un contratto definitivo (da Mediaset) o come un preliminare (da Vivendi), comunque relativo alla cessione totale di Mediaset Premium, contemperata dall’ingresso di Vivendi nella stanza dei bottoni del Gruppo.

Le divergenze riguarderebbero la natura del contratto nella prospettiva della definizione del rapporto nell’ambito del mercato di riferimento. In concreto, l’attività operativa di Mediaset Premium risponde alle logiche del mercato “latino” di domani (della televisione e del settore specifico) e presenta, al di fuori del controllo di Mediaset, le caratteristiche di autosufficienza gestionale idonee a consentirne la funzionalità per un Gruppo di impresa (Vivendi) diversamente strutturato, “ospite” finora gradito ma potenzialmente pas intièrement d’accord con l’establishement italiano, che è complesso, variabile e talvolta ondivago? Allo stato, Mediaset Premium sostiene costi elevati per la gestione ordinaria, soffre di una struttura patrimoniale scarsamente elastica, dipende dal finanziamento dei terzi, ha perso nell’anno 2015 quasi 84 milioni.

Se cambiano la proprietà e il controllo, il mercato rimane identico (e la prova dell’ultimo anno non appare brillante) o è destinato a diversificarsi, in virtù di nuovi contributi? E, in tal caso, a quali prezzi (e a carico di chi?) e condizioni? In discussione sono certamente le prospettive di sviluppo di due grandi Gruppi di impresa, soltanto in parte analoghi, da cui dipendono gli investimenti di centinaia di migliaia di risparmiatori in Italia e in Francia. Entrambi i contendenti dovrebbero fare una scelta di trasparenza totale, aprendosi al mercato, esibendo il contratto, anche per scongiurare il rischio di fantasie dannose, e gli atti giudiziari. Soltanto così, e pur tra tante difficoltà, il mercato potrà essere effettivamente informato e ciascun risparmiatore potrà fare le sue scelte personali di investimento e disinvestimento.

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