Beffa di Atlantia al Governo


Le più alte cariche dello Stato – e un considerevole numero di parlamentari semplici (un tempo chiamati peones) in cerca di visibilità – si sono assembrati nella celebrazione del nuovo ponte di Genova, sull’eco di un “accordo conciliativo” tra Cassa Depositi e Prestiti – CDP e Atlantia (Gruppo Benetton), titolare dell’88 per cento di Autostrade per l’Italia – ASPI, di cui il Premier e la maggioranza di governo non hanno avuto alcun scrupolo a farsi vanto.

In base all’accordo, CDP dovrebbe acquisire la proprietà e il controllo di ASPI “per migliorare la circolazione autostradale e ridurre le tariffe”, nelle dichiarazioni enfatiche dei componenti più qualificati del governo.

Il pubblico non ha capito bene come questo possa accadere senza costi, ma con un aumento di capitale (sempre nelle dichiarazioni del governo), visto che Atlantia deve uscire da ASPI e non è mai apparsa munifica nei confronti degli interlocutori, finché non è giunto lo scarno comunicato di Atlantia. Secondo il quale, il pacchetto – si fa per dire – sarà venduto al miglior offerente (all’asta, questo significa) o costituirà oggetto di scissione e, quindi, di spostamento del pacchetto in altra società controllata dal legittimo titolare delle azioni, cioè Atlantia. Sembra uno scherzo, ma è così.

 Qualche scienziato del diritto, di cui avremmo il diritto e il piacere di sapere nome e cognome, ha trattato un accordo che prevede l’acquisto del pacchetto, ma non le modalità e il prezzo, consentendo ai legali della controparte di farsi gioco (perché questo è, anche se i giornali compassionevoli con il governo non l’hanno ancora detto) sostanzialmente dei cittadini italiani, che hanno perso, a causa delle privatizzazioni “volute dall’Europa” (nelle parole di Prodi), un asset strategico e un bene patrimoniale per i classici quattro soldi. Che, però, hanno fruttato bene al fortunato gruppo acquirente.

 Qualche giornalista imprudente ha ricordato dopo il crollo del Ponte Morandi che la privatizzazione di Autostrade è stata fatta largamente a debito, con quel contratto di fusione noto come leveraged buy out, non ancora, in quel momento, ufficialmente introdotto nell’ordinamento giuridico italiano (lo sarà, in seguito, con la riforma del codice civile, anno 2004). Il ricordo dell’operazione molto fortunata per il gruppo acquirente, e meno per i cittadini italiani, è scomparso dalla stampa ben presto, fino a oggi.

Atlantia ha precisato nel comunicato che la stima dell’asset sarà fatta da operatori indipendenti, che sostanzialmente fisseranno la soglia minima perché CDP concorra all’asta. Con quali aumenti, sarà deciso da qualche altra organizzazione indipendente.

 Personalmente chi scrive non nutre la massima fiducia nell’indipendenza delle strutture professionali e dei luminari dell’economia di impresa che, in altre operazioni straordinarie, hanno stimato condizioni previsionali inattendibili, tendenti ad accreditare moltiplicatori di reddito.    

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