Banche, finanziamenti “ad personam”

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Non è una novità assoluta che le banche siano chiamate a rispondere di un finanziamento maldestro. La corte di cassazione si è occupata della materia e già negli anni ’90 ha fatto le prime sentenze. E’ seguita la letteratura e, a questo punto, i paletti sono fissati. Le banche non possono riconoscere un credito privo di merito e di garanzie.

La realtà, come spesso capita, tradisce la differenza tra principio e applicazione concreta. Non a caso le banche sono afflitte dai cosiddetti non performing loans che dovrebbero a breve essere ceduti alla bad bank. Ma il coinvolgimento di alcuni dirigenti di banca nel reato di bancarotta fraudolenta, in seguito al fallimento della società (Medeghini) destinataria del finanziamento illecito, è, invece, una novità relativa. Anche perché candida la banca al risarcimento del danno, ad iniziativa di chiunque sia stato danneggiato. La guardia di finanza, impegnata nelle indagini, ha dichiarato che, dietro la bancarotta, “ci sono raffinate consulenze finanziarie”.

Considerata la ampiezza del fenomeno, parallelo al risparmio tradito, che in molti casi si aggiunge al dissesto ed ai finanziamenti maldestri, bisogna sperare che le indagini sulla criminalità finanziaria siano incentivate, che gli operatori, giudici e avvocati, focalizzino la loro attenzione su aspetti finora poco frequentati dei crack finanziari e che le competenze in materia entrino anche nella sfera di influenza di Cantone (autorità anticorruzione) come riconoscimento che la corruzione è molto più vasta della vicenda nota come mafia capitale, aprendo la strada del risarcimento a cittadini depredati dei loro risparmi ed ignari dei loro diritti.

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