Banca Carige in Tribunale


Tanto tuonò che piovve! Anche gli azionisti di minoranza della Banca Carige, storico istituto di Genova, sono ricorsi alla Procura, per segnalare anomalie di gestione che, nella loro esposizione, avrebbero penalizzato il titolo. L’assemblea della società è convocata per il 20 settembre e, per quella data, i piccoli azionisti, riuniti nell’associazione presieduta da Silvio De Fecondo, sperano di avere qualche risposta.

Non vogliamo deludere le loro attese, ma, in base all’esperienza diretta dei nostri legali di riferimento nei processi del sistema finanziario e bancario e alla resistenza che pezzi delle autorità di settore oppongono, per privacy o altri futili motivi, alle richieste di informazione e chiarimento, crediamo che sarà una battaglia difficile. La Procura, interessata dai piccoli azionisti, persegue reati e non privilegia le vittime, che non possono attingere all’inchiesta per trarre documenti utili all’azione risarcitoria. Che, in effetti, è ciò che interessa le vittime dei reati e deve essere svolta, in ambito civile, nel contraddittorio delle parti.

L’Ufficio del Pubblico Ministero può, a norma del codice di procedura civile, intervenire nei processi di pubblico interesse (che, secondo noi, comprendono le controversie sul risparmio, bene tutelato dalla Costituzione), ma non ci risultano precedenti. I nostri legali di riferimento hanno sollecitato l’intervento del Pubblico Ministero in un processo civile avente ad oggetto responsabilità diffuse, sullo sfondo di un danno miliardario. Senza successo.

Eppure, sarebbe un segnale importante. Lo Stato si costituisce parte, a scopo risarcitorio, nei processi in cui si controverte su diritti costituzionali. Il risparmio e le libertà sono diritti costituzionali e sono sostanzialmente privi di tutela pubblica.

La Banca d’Italia, la Consob e la Presidenza del Consiglio, tramite l’Avvocatura dello Stato, potrebbero intervenire a tutela del bene pubblico e dei cittadini danneggiati, ma non lo fanno. Anzi. Quindi, ci permettiamo di suggerire al presidente De Fecondo un’azione cautelare civile, nella prospettiva dell’assemblea, allo scopo di acquisire, in tempi utili, e non a seguito di indagini di ufficio e di procedure complesse e legittimamente macchinose, materia di tutela concreta dei diritti soggettivi, che sfuggono all’attenzione delle autorità di settore.

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