Azione Carige si rivolge a Mattarella


La vicenda di Banca Carige è andata come avevamo previsto. La banca è stata “salvata”, nel senso che poche responsabilità sono finora emerse, i processi andranno comunque per le lunghe e i risparmiatori, riuniti in Azione Carige, hanno perso tutto o quasi.

I nostri legali di riferimento, sulla base di esperienze analoghe precedenti, avrebbero agito fin dallo scorso anno in sede civile, con procedimenti cautelari, sollecitando l’intervento del Pubblico Ministero nella sede civile, visto l’interesse pubblico rappresentato dal risparmio e dal diritto di una effettiva difesa dei titolari: entrambi valori protetti dalla Costituzione.

La Corte di Cassazione ha più volte statuito che le norme costituzionali sono direttamente applicabili nella giurisdizione, cioè nelle controversie che riguardano le materie costituzionali. Ma, a quanto apprendiamo dalla stampa, i risparmiatori hanno aspettato che qualcuno agisse per loro conto e nulla è successo.

Ora, si rivolgono al presidente Mattarella per chiedere giustizia, che, nella loro prospettiva, dovrebbe consistere nell’estensione dei provvedimenti legislativi presi in favore dei risparmiatori di altre banche finite in dissesto. In sostanza, il “buco” dovrebbe essere riempito dalle finanze statali, ossia dalla collettività.

E’ certamente una forma di solidarietà, che molti provvedano ai bisogni di pochi. Quando non ci sono altri percorsi possibili, quando le istituzioni hanno fatto del loro meglio, in sede giudiziaria prima di tutto, per rimediare all’evidente anomalia di sistema. Nel caso di Banca Carige le iniziative necessarie, o, quanto meno, opportune, sono state assunte? No.

E’ curioso che, nei giorni dell’appello di Azione Carige a Mattarella, la Rai abbia mandato in onda il film su Giorgio Ambrosoli, l’eroe borghese, il commissario della Banca Privata, che lottò per recuperare i soldi usciti illecitamente dalla banca e nel 1979 venne per questo ucciso, su mandato di Sindona (questa è la verità giudiziaria, forse incompleta, visto che Sindona venne avvelenato pochi giorni dopo la carcerazione), da un mafioso italo – americano.

La prestazione professionale di Ambrosoli è stata coraggiosa e ha rappresentato un atto di fede nel funzionamento del sistema giuridico e sociale, forse eccessivo, al punto che Andreotti, ormai anziano, come ha notato in seguito un figlio, disse che se l’era cercata. Nel film viene proiettata l’intervista originaria.

Sarà stato un caso che, in seguito, i commissari e i professionisti incaricati a vario titolo nei dissesti bancari non abbiano recuperato il maltolto. Ma, certo, è un caso che lascia pensare.

 

Conversazioni
27 12 2019 - 14:00

finalmente una iniziativa concreta

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